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VENEZIA

Biennale sotto pressione dall’Europa

Bruxelles minaccia lo stop ai finanziamenti se la kermesse accoglie la Russia

Biennale sotto pressione dall’Europa

La Commissione europea interviene con toni durissimi sulla scelta della Fondazione Biennale di Venezia di non opporsi alla partecipazione di una delegazione russa alla 61ª Esposizione Internazionale d’Arte del 2026. Bruxelles considera la decisione incompatibile con la linea politica dell’Unione sulla guerra in Ucraina e lascia intendere possibili conseguenze dirette sui finanziamenti destinati all’istituzione veneziana.

In una dichiarazione congiunta, la vicepresidente esecutiva della Commissione Henna Virkkunen e il commissario europeo alla cultura Glenn Micallef esprimono una ferma condanna della scelta. Secondo l’esecutivo europeo, permettere alla Russia di riaprire il proprio padiglione nazionale all’interno della manifestazione rappresenterebbe una decisione in contrasto con la risposta collettiva dell’Unione all’invasione dell’Ucraina. Nella nota si sottolinea che la cultura deve difendere i valori democratici, il dialogo e la libertà di espressione, senza trasformarsi in uno spazio utilizzabile per finalità di propaganda legate al Cremlino.

La Commissione ricorda inoltre che istituzioni, governi e organizzazioni europee devono agire in coerenza con il sistema di sanzioni imposto a Mosca. Proprio per questo, Bruxelles avverte che, qualora la Fondazione Biennale decidesse di confermare la partecipazione russa, potrebbero essere valutate misure drastiche, tra cui la sospensione o la cancellazione di una sovvenzione europea attualmente destinata alla manifestazione. Una prospettiva che non avrebbe precedenti nei rapporti tra l’Unione e uno dei più importanti eventi culturali internazionali.

La decisione della Biennale si inserisce in un quadro già segnato da forti critiche politiche. In precedenza erano arrivati rilievi sia dal governo italiano sia da diversi esecutivi dell’Europa orientale. Nonostante ciò, la normativa interna della Fondazione prevede che ogni Stato riconosciuto dall’Italia possa partecipare alla rassegna, soprattutto quando dispone di un proprio padiglione nazionale. Nel caso russo, la struttura è di proprietà statale e la partecipazione comporta costi minimi, circostanza che rende tecnicamente difficile escluderla senza una scelta politica esplicita.

La pressione internazionale si è intensificata ulteriormente con l’invio di una lettera firmata dai ministri della cultura di ventidue Paesi europei, tra cui Francia, Germania, Spagna, Paesi Bassi, Polonia e Svezia, oltre all’Ucraina. Nel documento, indirizzato alla Fondazione Biennale, al Comune di Venezia e alla Regione Veneto, i firmatari chiedono un cambio di rotta e sollecitano un passo indietro sulla presenza russa.

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