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“Riconoscere il disagio giovanile”

Questo il fulcro del dibattito con Giovanni Meloncelli: “Ragazzi sui social perché stanno male”

“Riconoscere il disagio giovanile”

“I giovani non stanno male per colpa dei social e dei videogame, ma stanno sui social e sui videogame perché stanno male”. E’ con questa citazione di Matteo Lancini che ha dato il via alla serata al teatro comunale di Canaro, segnando l’inizio di un ciclo di incontri dedicato alla cittadinanza e alla comprensione delle nuove generazioni.

L’iniziativa, voluta dalle sezioni locali di Avis e Aido, nasce con l’ambizioso obiettivo di offrire alla comunità strumenti concreti di riflessione e confronto su temi di stringente attualità sociale, mettendo al centro del dibattito il benessere psicologico di bambini e adolescenti in un’epoca dominata dall’iper-connessione. Ad accogliere il numeroso pubblico sono stati Loretta Zamberlan, presidente Aido e vicepresidente Avis, e il sindaco Alberto Davì. Il primo cittadino ha espresso un sentito ringraziamento alle associazioni promotrici, sottolineando l’urgenza di affrontare fenomeni complessi come il bullismo e il cyberbullismo, piaghe che interpellano direttamente la responsabilità di famiglie, scuole ed educatori. La serata ha avuto come protagonista il dottor Giovanni Meloncelli, psicologo clinico e scolastico operante al centro “La Girandola” di Ferrara e collaboratore dell’Ulss ferrarese nel servizio per le dipendenze patologiche, il quale ha guidato i presenti in un viaggio profondo attraverso il mondo emotivo dei più giovani.

Il cuore della relazione del dottor Meloncelli ha toccato corde sensibili, evidenziando come i comportamenti problematici o l’isolamento digitale dei ragazzi siano spesso il sintomo, e non la causa, di un disagio interiore più radicato. In un’analisi lucida e priva di pregiudizi, lo psicologo ha posto l’accento sulle criticità del rapporto tra adulti e minori: aspettative talvolta eccessive, giudizi troppo rapidi e una diffusa difficoltà nel praticare un ascolto autentico possono scavare solchi profondi nel dialogo intergenerazionale. E’ proprio in questo silenzio che si insinua il malessere, mentre l’ascolto empatico rimane l’unico vero antidoto per intercettare precocemente i segnali di crisi e prevenire derive pericolose. Ampio spazio è stato dedicato all'analisi dei rischi concreti che popolano la quotidianità digitale.

Si è parlato delle “challenge” online, sfide che spesso sfiorano l’assurdo mettendo a repentaglio la salute fisica e mentale dei partecipanti, e dell'uso distorto di piattaforme apparentemente innocue. Un esempio eclatante citato durante l'incontro riguarda alcune applicazioni nate per il mondo della moda, che vengono talvolta manipolate per creare artificialmente immagini di nudo, con conseguenze devastanti per la reputazione e l'equilibrio psichico dei ragazzi coinvolti. Tuttavia, la posizione del dottor Meloncelli è stata netta nell'invitare a non demonizzare la tecnologia: se usati con consapevolezza, Internet e i social restano formidabili strumenti di crescita, conoscenza e socializzazione, come dimostrato durante la pandemia, quando il digitale è stato l'unico ponte possibile verso l'altro.

La partecipazione della platea è stata vivace e costante, trasformando la conferenza in un dialogo aperto. Molti i genitori e i nonni che hanno chiesto consigli pratici su come intervenire di fronte a sospetti di cyberbullismo o come ristabilire un contatto con figli sempre più chiusi nelle proprie stanze digitali. Il confronto ha confermato quanto sia sentita la necessità di una guida esperta per orientarsi in questo nuovo panorama educativo.

Per chi non fosse riuscito a partecipare o volesse approfondire ulteriormente queste tematiche, il percorso formativo non finisce qui. Il prossimo appuntamento è già fissato per oggi alle 20.45, sempre nel teatro comunale di Canaro. In questa seconda serata, intitolata “Sempre connessi: accompagnare bambini e adolescenti nel digitale”, il dottor Meloncelli si concentrerà in modo specifico sul ruolo degli adulti, sull'importanza del buon esempio e sulle strategie per educare i ragazzi a una connessione consapevole e sicura. Un’occasione preziosa per la comunità di Canaro per continuare a costruire insieme una rete di protezione e comprensione attorno ai propri giovani.

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