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IL CASO

Scandalo Epstein travolge Londra

Documenti segreti su Mandelson pubblicati: Starmer sapeva dei rischi

Scandalo Epstein travolge Londra

Il caso Jeffrey Epstein continua ad allargarsi oltre gli Stati Uniti e coinvolge ora direttamente il governo britannico. Londra è stata costretta a rendere pubblici documenti interni relativi alla nomina di Peter Mandelson, figura storica del New Labour, che in passato intrattenne rapporti con il finanziere americano condannato per reati sessuali.

Dalle carte diffuse emerge che il premier Keir Starmer era stato informato dei possibili rischi reputazionali legati alla figura di Mandelson. Un rapporto preparato dall’Ufficio di Gabinetto per Downing Street, nove giorni prima dell’annuncio ufficiale della nomina nel dicembre 2024, segnalava infatti “rischi generali” per l’immagine del governo in relazione ai precedenti rapporti tra l’ex ministro e Epstein.

Nel documento vengono richiamate anche le conclusioni di un’indagine interna di JP Morgan del 2009, nella quale si evidenziava la “relazione particolarmente vicina” tra Mandelson e il finanziere americano anche dopo la prima condanna di Epstein negli Stati Uniti per istigazione alla prostituzione minorile. Le carte citano inoltre un documento conservato nei National Archives britannici che attesterebbe almeno un incontro tra Tony Blair, allora primo ministro, ed Epstein, incontro che sarebbe stato facilitato proprio da Mandelson.

Le rivelazioni mettono in discussione la linea difensiva sostenuta da Starmer in Parlamento, dove il premier aveva affermato di non essere pienamente consapevole dei legami tra Mandelson ed Epstein, attribuendo eventuali omissioni alle “bugie” ricevute dallo stesso ex ambasciatore. Le opposizioni hanno reagito immediatamente alla pubblicazione dei documenti, aprendo un duro confronto alla Camera dei Comuni dopo la dichiarazione del governo affidata al ministro Darren Jones.

Le carte rese pubbliche riguardano soltanto una prima parte del materiale destinato alla divulgazione. Tra i documenti emerge anche un dettaglio finanziario particolarmente imbarazzante: la buonuscita richiesta da Mandelson al momento della sua rimozione dall’incarico. L’ex ambasciatore aveva reclamato 547mila sterline, circa 633mila euro, dopo appena nove mesi di mandato. La cifra è stata successivamente ridotta a 75mila sterline, versate dal Tesoro nell’ambito di un accordo negoziato nel pieno dello scandalo.

Mandelson, già influente stratega del New Labour durante il governo di Tony Blair, era stato richiamato da Starmer per un ruolo di primo piano prima del suo allontanamento forzato. In condizioni normali, documenti di questo tipo restano riservati nel Regno Unito, ma il Parlamento ha imposto al governo la loro pubblicazione e ha istituito una commissione bipartisan incaricata di valutare eventuali ulteriori materiali ancora coperti da segreto per ragioni investigative o di sicurezza nazionale.

La diffusione delle carte avverrà in diverse fasi. Intanto il settantaduenne Mandelson resta sotto indagine di Scotland Yard, dopo essere stato fermato dalla polizia per alcune ore il mese scorso. Gli investigatori sospettano che l’ex ambasciatore possa aver condiviso con Epstein informazioni governative riservate, ipotesi che richiama accuse simili emerse in altre indagini britanniche legate allo scandalo che coinvolse anche il principe Andrea.

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