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12.03.2026 - 11:00
Uber introduce negli Stati Uniti una nuova opzione pensata per aumentare la sicurezza delle utenti, consentendo alle donne di scegliere di viaggiare esclusivamente con autiste o passeggere dello stesso sesso. La funzione, denominata Women Preferences, è stata attivata ufficialmente nelle app della piattaforma in diverse grandi città, tra cui New York, Philadelphia e Washington, e rappresenta l’estensione nazionale di un progetto pilota avviato lo scorso anno.
La nuova modalità permette alle utenti di richiedere una corsa con una conducente donna, prenotare anticipatamente un viaggio con autista femminile oppure impostare come preferenza permanente quella di viaggiare con una donna al volante. La disponibilità del servizio resta comunque legata alla presenza effettiva di autiste nelle vicinanze, motivo per cui l’azienda precisa che la copertura non potrà essere sempre garantita.
L’iniziativa nasce con l’obiettivo dichiarato di rafforzare la sicurezza delle donne durante le corse, sia per chi guida sia per chi utilizza il servizio come passeggera. La funzione si inserisce in un programma più ampio avviato nel 2019 in Arabia Saudita, poco dopo la revoca del divieto di guida per le donne. Da allora il progetto si è progressivamente esteso a decine di Paesi per quanto riguarda le autiste, mentre l’opzione destinata alle passeggeri è stata introdotta in diversi mercati internazionali, tra cui Spagna, Brasile e Arabia Saudita.
Il tema della sicurezza resta centrale per la società. Uber è coinvolta in oltre duemila cause legali legate a denunce di molestie, aggressioni o comportamenti inappropriati segnalati da passeggeri e autisti, spesso durante le corse notturne. In passato alcuni episodi hanno attirato l’attenzione dei media, come il caso di una conducente che aveva denunciato comportamenti inquietanti da parte di un cliente durante una corsa, sollevando interrogativi sulla gestione delle segnalazioni da parte dell’azienda.
L’introduzione della nuova funzione ha però acceso anche forti critiche tra parte dei conducenti uomini, in particolare in California. Alcuni autisti sostengono che il sistema possa configurare una discriminazione di genere, citando l’Unruh Act, una legge statale del 1959 che vieta alle attività commerciali di discriminare in base a caratteristiche personali come sesso, razza o religione. Secondo gli oppositori, l’opzione potrebbe offrire alle autiste un accesso privilegiato a una platea più ampia di clienti.
Il dibattito non è nuovo nel settore del ride-sharing. Una funzione simile era stata introdotta nel 2024 dalla piattaforma Lyft, attiva negli Stati Uniti e in Canada, con l’intento di proteggere le utenti femminili. Anche in quel caso non erano mancate polemiche e azioni legali, nonostante numerose testimonianze di autiste che avevano raccontato episodi di aggressioni o molestie durante il lavoro.
Dietro la scelta di Uber potrebbe esserci anche una strategia difensiva. Un tribunale statunitense ha recentemente condannato l’azienda a risarcire con 8,5 milioni di dollari una donna che aveva denunciato di essere stata violentata da un conducente della piattaforma. La società ha annunciato ricorso, ribadendo di non poter essere ritenuta direttamente responsabile per le azioni degli autisti, considerati lavoratori autonomi dopo i controlli iniziali sui precedenti penali.
Mentre la funzione Women Preferences si espande negli Stati Uniti, in Italia non è ancora disponibile. L’app offre tuttavia alcune misure di sicurezza già attive, tra cui notifiche automatiche in caso di deviazioni dal percorso previsto, un codice di verifica per confermare l’identità dell’auto prenotata e la possibilità di condividere in tempo reale il tragitto con familiari o amici.
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