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tribunale di rovigo

A processo, 27 anni dopo l’orrore

Partito in Corte d’Assise a Rovigo il dibattimento per l’agghiacciante omicidio dei Casoni

Clamoroso: "Risolto l'omicidio dei Casoni", 27 anni dopo

Si è aperto oggi, venerdì 13 marzo, in Corte d’Assise a Rovigo, il processo a carico di un cittadino ceco di 47 anni, per l’aggressione mortale avvenuta nel 1998 all’interno del chiosco “Ai Casoni” di Rosolina Mare, dove Elisea Marcon, 59 anni, residente a Paese, Treviso, fu trovata morta, riversa a terra col cranio fracassato da colpi vibrati con una spranga o, forse, un martello e, agonizzante, la figlia adottiva Cristina De Carli, 25 anni, colpita anche lei alla testa e spentasi quattro giorni dopo.

Un terribile duplice omicidio che per anni è rimasto senza risposte. Ora, a 27 anni di distanza, un nuovo inizio, con l’avvio del processo in Corte d’Assise, composta da due giudici togati e sei popolari. L’ipotesi di reato è pesantissima: omicidio volontario, aggravato dal fatto che sarebbe stato commesso al fine di rubare, in concorso con altre persone - una di sicuro, forse due - al momento non identificate.

Al centro dell'inchiesta, come detto, il vero e proprio massacro condotto, verosimilmente nella notte tra 28 e 29 giugno del 1998, a Rosolina Mare, all'interno del bar dei “Casoni”, oggi non più esistente, che si trovava sulla spiaggia omonima. All'epoca, era un punto di riferimento irrinunciabile per turisti e bagnanti, gestito da Elisea Marcon e dalla figlia adottiva Cristina De Carli. Erano entrambe di Paese, nel Trevigiano, ma, per la stagione, si spostavano a Rosolina Mare per gestire il chiosco. Quella avrebbe dovuto essere la loro ultima estate: avevano già deciso di vendere. Vennero trovate, al mattino del 29 giugno del 1998, massacrate a colpi di spranga. La prima era senza vita, la seconda agonizzante: si spense poco dopo.
Sin da subito il sospetto fu che a monte di tutto ci potesse essere un tentativo di furto o rapina, ma le indagini, all'epoca, non riuscirono a compiere lo scatto finale.

L'impostazione dell'inchiesta è quella che già venne delineata all'epoca: un blitz per rubare l'incasso, circa 600mila euro, in effetti sparito. Verosimile che madre e figlia si siano svegliate durante il furto e questo abbia scatenato la mattanza. La madre sarebbe stata colpita perlomeno nove volte, con furia cieca, la figlia addirittura sedici. Un massacro orrendo. A compierlo, a quanto emerge dagli atti della nuova inchiesta, sarebbe stato l'allora aiutante, anche con mansioni di lavapiatti, ossia il cittadino ceco di 47 anni identificato nel corso della nuova indagine. A difenderlo, l’avvocato Pier Luigi Rando di Rovigo, mentre, per le due vittime, è costituito parte civile l’avvocato Martino De Marchi.

L’udienza di oggi è stata interlocutoria, con la produzione di numerosa documentazione, inclusa una richiesta di supplemento di indagini, da parte dell’accusa.

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