VOCE
L’analisi
14.03.2026 - 17:26
Aumento medio per famiglia di 350 euro: “Pressione sul potere d’acquisto e sui costi delle imprese”
Il caro bollette rischia di costare oltre 36 milioni di euro alle famiglie polesane. A questo si sommano i rincari dei carburanti, pesantissimi, i cui effetti, a cascata, si riverseranno inevitabilmente sotto forma di rincari per tutto ciò che viaggia su gomma e, quindi, con una “mazzata” inflazionistica. Tuttavia, rispetto all’ondata di aggravi che si sono prodotti con lo scoppio della guerra in Ucraina, i rincari dovuti alla guerra che gli Stati Uniti e Israele hanno deciso di muovere all’Iran sembrano avere effetti globali minori.
A dirlo, l’ultimo studio della Cgia di Mestre, che nota come “le catene di approvvigionamento globali e i mercati internazionali stiano reagendo con una certa resilienza all’incertezza del contesto internazionale. Tra le materie prime monitorate dall’Ufficio studi della Cgia, soltanto i combustibili fossili hanno mostrato forti tensioni. Il prezzo del petrolio è aumentato del 42%, mentre il gas ha registrato una crescita più significativa, pari al 59,4%. In entrambi i casi gli incrementi di queste ultime due settimane sono stati superiori a quelli verificatesi dopo l’invasione russa all’Ucraina. Si tratta di dinamiche che riflettono la particolare sensibilità del comparto energetico agli squilibri geopolitici emersi dopo l’avvio del conflitto in Iran. Nel complesso, tuttavia, i dati delle prime due settimane suggeriscono che l’impatto del conflitto sui mercati delle materie prime è stato finora circoscritto. L’assenza di rialzi diffusi rappresenta un segnale incoraggiante per l’economia internazionale e per il sistema produttivo europeo, che almeno in questa fase non sembra esposto a una nuova ondata generalizzata di rincari delle materie prime”.
Tuttavia, si aggiunge, “il caro carburante registratosi negli ultimi 15 giorni e il possibile aumento nei prossimi mesi delle bollette di luce e gas rischiano di diventare uno dei principali fattori di pressione sul potere d’acquisto delle famiglie e sui costi delle imprese: ridurre questi prezzi non dipende da una singola misura, ma da una strategia articolata che combini interventi fiscali, regolatori e strutturali”.
Naturalmente, rimarca la Cgia, “qualsiasi valutazione resta fortemente condizionata da due variabili decisive: la durata del conflitto e la sua eventuale intensificazione. Un ampliamento del teatro bellico o il coinvolgimento diretto di attori regionali con un peso significativo nei mercati energetici potrebbe rapidamente modificare lo scenario”.
Al netto del caro carburante che in queste ultime due settimane sta alleggerendo il portafoglio anche dei veneti e di eventuali misure di mitigazione del costo delle bollette che il Governo dovrebbe mettere a punto a breve, Nomisma Energia stima che le famiglie italiane potrebbero subire un aumento medio su base annua di 350 euro. Partendo da questa ipotesi, l’Ufficio studi della Cgia ha stimato approssimativamente che il rincaro complessivo delle bollette sui bilanci delle 2,1 milioni di famiglie venete potrebbe toccare i 751,8 milioni di euro. E, in Polesine, moltiplicando l’aumento per il numero delle famiglie, si ottiene un rincaro complessivo di 36,1 milioni.
Aumenti medi di 350 euro sulle bollette, pur pesanti, restano inferiori comunque inferiori alla “fiammata” del 2022. Il vero peso, ancora difficile da quantificare nel medio e lungo periodo è il “caro pompa”, con l’aumento del gasolio vicino al 20%. “Dopo l’attacco militare all’Iran iniziato il 28 febbraio – rimarca la Cgia - tra le principali materie prime sono stati soprattutto gas e petrolio a registrare un’impennata dei prezzi. Un aumento dovuto anche a dinamiche speculative che ha avuto effetti immediati sui carburanti. Il risultato è stato un forte rincaro alla pompa, che ha messo in difficoltà molti automobilisti e, in particolare, quelle categorie che lavorano quotidianamente con un mezzo a motore: autotrasportatori, taxisti, autonoleggiatori con conducente, bus operator, pescatori e agricoltori. Negli ultimi quindici giorni, infatti, il prezzo della benzina è salito dell’8,7 per cento, mentre quello del diesel ha registrato un balzo ancora più marcato: +18,2 per cento. Un aumento che pesa direttamente sul costo del lavoro di queste attività e sui bilanci di interi settori produttivi”.Secondo la Cgia, “nel breve periodo, il governo dovrebbe intervenire sulla componente fiscale. In Italia una parte rilevante del prezzo dei carburanti e dell’energia è composta da accise e Iva. Una riduzione temporanea e mirata delle accise sui carburanti o una modulazione dell’Iva sulle bollette energetiche può offrire un sollievo immediato a famiglie e imprese, soprattutto nei momenti di forte volatilità dei mercati internazionali. Senza contare che è necessario intervenire riducendo anche gli oneri di sistema nelle bollette di luce e gas. Bollette più leggere aiutano a sostenere il potere d’acquisto dei cittadini e migliorano la competitività delle aziende, in particolare delle piccole e medie imprese. Inoltre, ridurre o riformare questi oneri renderebbe le bollette più trasparenti e comprensibili, garantendo una distribuzione dei costi energetici più equa e sostenibile per tutta la collettività. Un secondo fronte riguarda la regolazione del mercato. E’ essenziale rafforzare i poteri delle autorità di vigilanza per monitorare eventuali speculazioni lungo la filiera energetica e garantire maggiore trasparenza nella formazione dei prezzi. Strumenti come il rafforzamento delle scorte strategiche e meccanismi di acquisto centralizzato del gas possono inoltre aumentare il potere contrattuale del Paese nei confronti dei fornitori internazionali. Nel medio periodo diventa decisiva la diversificazione delle fonti energetiche. Ridurre la dipendenza da pochi fornitori o da singole fonti fossili permette di attenuare gli shock di prezzo. In questa direzione, investimenti più rapidi nelle energie rinnovabili, nello stoccaggio energetico e nelle infrastrutture di rete possono contribuire a stabilizzare i costi dell’energia”.
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