VOCE
Lo studio
16.03.2026 - 06:24
Aumenta il ritmo della desertificazione commerciale, nell’ultimo anno 33 vetrine vuote in più
ROVIGO - Un negozio su quattro ha chiuso i battenti. In 13 anni 218 attività commerciali che si sono volatilizzate a Rovigo. Quasi 17 all’anno, con una riduzione pari a ben il -24,58%. Ad un ritmo che aumenta, perché solo fra 2024 e 2025 si sono perse ben 33 attività. E se si guarda al numero di imprese attive nel commercio al dettaglio, fra sede fissa e ambulanti, fra 2012 e 2025 la riduzione è stata addirittura del -30,1% uno dei cali più alti a livello nazionale in una platea di 122 comuni. Numeri che descrivono una tendenza in atto da tempo, quella della desertificazione commerciale del capoluogo polesano.
Ovviamente non si tratta di un fenomeno solo rodigino, tutt’altro: negli ultimi tredici anni, le città italiane hanno visto sparire 156mila negozi e attività ambulanti, oltre un quarto del totale, secondo l’analisi “Città e demografia d’impresa” dell’Ufficio Studi Confcommercio appena diffuso. E sulla riduzione di imprese di commercio al dettaglio, tre città venete fanno peggio di Rovigo: Belluno, terza in Italia, fa registrare un calo di ben il -35,8%, Verona del -32,5% e Vicenza del -30,8%. Meglio, anzi, meno peggio, di Rovigo, Treviso con il-27,2%, Venezia con il -25,2% e Padova, quella che perde meno in Veneto, con il-25%.
Non si tratta solo di vetrine buie e saracinesche abbassate, ma di una perdita di servizi, di socialità, di opportunità di lavoro, di valore economico, di sicurezza, di reti di relazioni. In una parola, di vita. Perché una città senza negozi diventa una città morta, un dormitorio.
Fra l’altro, dall’analisi di Confcommercio arriva a suddividere la mappatura degli esercizi commerciali fra centro storico e fuori dal centro storico. Nel primo caso, nel “cuore” della città di Rovigo, le attività in meno fra 2012 e 2025 sono ben 137, con una flessione che arriva al -27,18%. Ovviamente ci sono attività che “tengono” di più e altre che stanno invece soffrendo maggiormente. Rimanendo al centro di Rovigo, profumerie, fiorai, gioiellerie sono passate da 62 a 60, le farmacie da 10 a 9, i ristoranti da 37 a 32, gli alberghi da 6 a 4, compensate da "altre forme di alloggio", passate da una a due, mentre crollano i tabaccai, da 19 a 9, le edicole, da 17 a 7, i negozi di abbigliamento e calzature da 60 a 38, quelli di mobili e i ferramenta, da 36 a 19, e quelli di computer e telefonia da 12 a 6, ma stanno segnando il passo anche gli alimentari, passati da 42 a 34, librerie e giocattolai, da 17 a 12, rosticcerie, gelaterie, pasticcerie, da 40 a 34. E anche i bar hanno subito un tracollo, quasi dimezzati, scesi da 91 a 58.
Una curiosità: fuori dal centro c’è anche qualche segno di vita. Non per i negozi veri e propri, purtroppo, con un’emorragia di 69 attività, il -26%, ma per il settore di alberghi, bar e ristoranti, che rimane stabile nel numero complessivo, 118 attività, ma con i bar che calano da 61 a 44, e rosticcerie, gelaterie, pasticcerie che scendono da 26 a 12, mentre gli alberghi passano da uno a due, così come le altre forme di alloggio e, soprattutto, i ristoranti, la vera sorpresa, con il numero salito da 29 a 46.
“Dalla dinamica per comparti - si legge nell’analisi - emerge un quadro di profonda trasformazione del tessuto commerciale e dei servizi locali. Diminuiscono in modo marcato le attività del commercio al dettaglio più ‘tradizionali’. Il commercio fisico produce esternalità positive: contribuisce alla vivibilità urbana e al presidio contro il degrado. La sua resilienza dipende: positivamente dalla prosperità locale, a parità di condizioni, l’aumento del reddito si traduce in una maggiore densità e capillarità dell’offerta commerciale; negativamente dagli acquisti on-line, la diffusione degli acquisti online esercita una pressione competitiva sul commercio fisico. L’ecommerce, tuttavia, non va considerato un fenomeno da demonizzare, trattandosi di una scelta liberamente adottata da milioni di consumatori. Piuttosto, occorre sostenere gli investimenti tecnologici delle micro, piccole e medie imprese del terziario di mercato, affinché possano integrare presenza fisica e canale digitale”.
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