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La tecnologia batte il granchio blu: la soluzione

Dopo tre anni di test le strutture non si sono usurate e a fine vita saranno riciclabili

La tecnologia batte il granchio blu: la soluzione

Di fronte a un’emergenza che negli ultimi anni ha messo in ginocchio centinaia di famiglie e imprese della pesca, c’è chi ha deciso di reagire mettendo a disposizione le proprie competenze. Dalla crisi provocata dal granchio blu è nato così l’impegno di un imprenditore che ha trasformato la propria esperienza tecnica in una soluzione concreta per aiutare il territorio e permettere agli allevamenti di molluschi di tornare a produrre.

L’innovazione è stata sviluppata da Gabriele Pennini, titolare della Emp Evolution di Occhiobello, azienda operante nel settore dell'estrusione delle materie plastiche. Negli ultimi anni la diffusione del granchio blu ha messo in grave difficoltà numerosi allevamenti di molluschi e altre produzioni ittiche del Delta del Po. Oltre alla predazione diretta, il crostaceo provoca infatti danni alle reti e alle strutture degli impianti, rendendo spesso impossibile proseguire l’attività.

Da questa emergenza è nata l’idea di sviluppare un sistema strutturale capace di proteggere le reti e migliorare la stabilità degli impianti, riducendo le rotture causate dall’attività del granchio blu ma anche dalle sollecitazioni del mare. “L’obiettivo – spiega Pennini – non è eliminare il granchio blu, ma permettere agli allevamenti di continuare a produrre anche in presenza di questa specie invasiva, rafforzando la struttura degli impianti”.

Il sistema utilizza pali e supporti progettati per resistere alle forze naturali, come il moto ondoso e il vento di bora, e per sopportare le sollecitazioni laterali cicliche, garantendo una maggiore stabilità rispetto agli impianti tradizionali. In condizioni difficili i pali sono progettati per adattarsi alle sollecitazioni senza compromettere la stabilità complessiva della struttura. Il sistema è già stato applicato in diversi impianti del Delta, consentendo la ripresa dell’attività produttiva in strutture che erano state fortemente compromesse. Chi ha già adottato questa soluzione, secondo quanto emerso dalle prime applicazioni, è attualmente tornato a lavorare a pieno ritmo.

“Quando il progetto stava ancora prendendo forma mi ero confrontato con i pescatori – racconta l’imprenditore –  molti di essi erano ormai rassegnati, avevano dovuto affrontare spese ingenti, spese che non erano mai riusciti ad ammortizzare. Oggi, sapere che qualcuno che ha utilizzato questi pali oggi è in piena produzione è per me la soddisfazione più grande”. Fino ad oggi molte aziende avevano cercato di arrangiarsi con soluzioni improvvisate, ma senza risultati adeguati. Il nuovo sistema invece è progettato proprio per rispondere a queste criticità adattandosi alle condizioni ambientali. Tre i modelli sviluppati, il “Core”, recinzioni leggere o temporanee, il “Magnum”, per l’ambiente lagunare, e il “Titan”, adatto a correnti sostenute e sollecitazioni elevate. “Il Magnum è quello che ha dimostrato la migliore resistenza anche rispetto al granchio blu” - conferma Pennini. I pali sono stati infissi sia in mare che nelle valli da pesca. “A distanza di tre anni i recinti stanno tenendo - sottolinea -, richiedendo soltanto qualche intervento di pulizia. Ora si sta lavorando anche per migliorare le reti e ridurre anche questo tipo di intervento per alleggerire il lavoro dei pescatori”.

Altro aspetto centrale è la sostenibilità ambientale. Il sistema prevede l’utilizzo di materiali completamente riciclabili e rigenerabili, provenienti da processi produttivi certificati “Plastica seconda vita”, con un impatto minimo e senza rilascio di microplastiche in caso di usura. “Molto spesso – spiega Pennini – si usano pali in ferro zincato che con la corrosione, oltre a perdere resistenza, rilasciano sostanze in mare, oppure vetroresina che con il tempo e l’esposizione agli agenti atmosferici può sviluppare un comportamento rigido ed è difficilissima da riciclare. Il materiale che utilizziamo invece, anche dopo anni, mantiene le sue caratteristiche e non subisce corrosione”.

I pali, anche dopo anni, risultano solo sbiaditi dall’esposizione al sole ma ancora perfettamente integri. La loro durata rappresenta anche un vantaggio economico. “Oltre a costare meno rispetto a quelli tradizionali, non usurandosi – evidenzia – permettono anche di risparmiare. A fine vita, inoltre, il materiale può essere restituito e completamente rigenerato per creare nuovi pali, impattando positivamente quindi anche sull’aspetto ambientale”.

Alla base del progetto c’è anche una motivazione personale. Pennini, specializzato nell’estrusione di profilati racconta come l’idea sia nata praticamente per caso. “Tutto è iniziato quando un amico pescatore che, a causa della crisi aveva perso tutto, si è rivolto a me chiedendomi se avessi un’idea. Da lì si è accesa la passione e la volontà di investire il mio tempo per creare qualcosa per il mio territorio. Sapere che centinaia di famiglie hanno dovuto rinunciare al loro lavoro mi ha portato a voler investire le mie competenze per essere utile e scoprire che la mia modesta esperienza può aiutare delle persone a continuare a lavorare ha cambiato il mio modo di vedere le cose”.

Lo sviluppo del sistema è avvenuto anche grazie al confronto diretto con i pescatori e gli operatori del settore. “Stiamo testando numerosi sistemi – spiega – e siamo usciti anche in barca per condividere le idee e studiare le soluzioni direttamente con chi lavora ogni giorno in questo settore”. L’innovazione è oggi oggetto di domanda di brevetto e potrebbe rappresentare un nuovo approccio alla gestione dell’emergenza, affiancando alle misure economiche e agli interventi di contenimento della specie invasiva anche soluzioni tecniche capaci di rendere gli impianti più resistenti e garantire la continuità dell’attività produttiva.

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