VOCE
castelmassa
16.03.2026 - 07:49
La mano esperta di Andrea, a scorrere la manopola del tuning per selezionare la frequenza di trasmissione, è un autentico “sguardo” sull’affascinante mondo delle telecomunicazioni.
Siamo nella sede Ari (Associazione Radioamatori Italiani) di Castelmassa, una delle tre presenti nella provincia di Rovigo (oltre al capoluogo, anche ad Adria e a Porto Viro), che annovera 21 soci, soprattutto di età matura, pur figurando anche due under 30.
La sezione altopolesana, a cui sono affiliati pure componenti di Padova, Treviso e della provincia di Pordenone, è nata nel lontano 1974 e, dopo essere stata collocata fisicamente nella torre dell’acquedotto prima di trasferirsi al centro sociale, si trova oggi nella dislocazione definitiva della sala polivalente nell’ex palazzo Iniasa di piazza Giuseppe Garibaldi, dietro all’edificio del comune.
Il gruppo, pur rientrando nella provincia polesana, fa riferimento al Comitato della vicina Emilia Romagna (territorio poco oltre il ponte sul Po), che fornisce i corsi per formare i nuovi soci con il rilascio di una patente, ottenuta seguendo specifiche lezioni on line, culminanti in un esame finale in presenza nella sede del Mit (il Ministero delle Imprese e del Made in Italy), a cui fanno riferimento le telecomunicazioni nel nostro Paese, a Mestre, terraferma veneziana.
Per chi fosse interessato, c’è ancora la possibilità di aderire al nuovo corso, partito ai primi di febbraio, accedendo al sito radioamatorisidiventa.it e cliccando il Comitato dell’Emilia Romagna.
La prova finale verrà sostenuta a giugno, mentre la successiva sarà in autunno: si articola in 30 quiz di Tecnica e 20 di Normative e, per superarla, occorre rispondere in maniera corretta al cinquanta per cento di ognuno dei due specifici ambiti.
Ma chi è il radioamatore? Si tratta di una figura di grande responsabilità, espressione di un ente morale, qual è appunto l’Ari, che deve calarsi in ruolo di estrema consapevolezza, autentico “custode” dell’etere, ovvero una rete di comunicazione completamente svincolata da internet e capace quindi di sopperire all’eventuale black out della ormai sempre più sovraccarica autostrada di comunicazione del terzo millennio.
Un radioamatore, identificato da codici espressamente assegnati dal Ministero, può accedere, attraverso le onde corte, influenzate dall’attività solare, a comunicare con il resto del mondo, utilizzando frequenze elevatissime, in cui – per esempio – si possono (nei tempi più recenti) cogliere anche disturbi di frequenza, provenienti dalle tribolate zone di guerra dell’Ucraina, senza escludere comunicazioni di richiesta di aiuto, come avvenne nella devastante alluvione del 2023 in Emilia Romagna, dove proprio il ruolo dei radioamatori è stato fondamentale per le attività di soccorso in territori, rimasti completamente privi di connessioni internet.
La comunicazione, che può avvalersi semplicemente di una batteria auto, un apparecchio di trasmissione ed una antenna come ponte radio, avviene attraverso un lessico particolare a base di sigle e dei citati codici di riconoscimento, che rendono questo ambito delle telecomunicazioni estremamente affascinante nella sua diversificazione anche linguistica, che contempla soprattutto l’inglese, ma dove anche l’italiano ha una sua peculiare diffusione proprio per la grande tradizione radioamatoriale, che caratterizza storicamente il nostro Paese.
Tutta l’attività viene sempre riportata in appositi registri, perché soggetta a controllo da parte dell’autorità, che – fino a qualche decennio fa – risultava particolamente rigorosa e selettiva.
“Per diventare radioamatore - spiega il presidente della sezione di Castelmassa, Brunello Brunelli, si può anche partire da zero - ma, nel momento in cui si vuole intraprendere il cammino, va acquisita la consapevolezza di un ruolo particolarmente delicato rispetto a tutto quello che si ascolta o si potrebbe ascoltare”.
Il costo dell’attrezzatura varia dal centinaio a migliaia di euro, ma – come ricordano i soci – c’è sempre la possibilità, ogni venerdì a partire dalle 21, di accedere alla sede di piazza Giuseppe Garibaldi per utilizzare la ricca strumentazione presente.
Che, nel corso dell’ultima fiera di San Martino, è stata brillantemente impiegata per ricostruire pubblicamente una trasmissione radio durante il periodo della seconda guerra mondiale del Novecento.
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