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Cattura un lupo: rischia sei anni di carcere

Cacciatore a processo

Nuovo faccia a faccia con il lupo

È accusato di bracconaggio per aver collocato trappole illegali con l’obiettivo di catturare e uccidere lupi. Per questi fatti il pubblico ministero ha chiesto la condanna a sei anni di reclusione e a una multa di 1.500 euro nei confronti diun cacciatore bellunese, al centro di un procedimento legato a un episodio avvenuto in Valmorel, nel comune di Limana (Belluno).

Secondo l’impianto accusatorio, l’uomo avrebbe predisposto dispositivi a laccio utilizzando come esca resti di animali selvatici, in particolare carcasse di cervo, per attirare i predatori. Una di queste trappole avrebbe provocato la morte di un lupo, specie protetta, facendo scattare le indagini della polizia provinciale.

Nel corso dell’attività investigativa sono stati disposti accertamenti tecnici e analisi di laboratorio. In particolare, è stata valutata la compatibilità tra i tessuti di un cervo rinvenuto come esca, appeso a un albero, e quelli di un ungulato sequestrato nell’abitazione dell’imputato. L’incarico per gli approfondimenti è stato affidato alla veterinaria Maria Elena Turba.

La consulenza della procura, redatta da Annarita Lorenzini del laboratorio di Grosseto, ha evidenziato una compatibilità genetica tra i campioni analizzati. Sono stati esaminati tre reperti, tra cui parti di testa di cervo e un campione di tessuto. La difesa ha nominato un proprio perito, la veterinaria Chiara Adorini, contestando le conclusioni e sottolineando come i risultati indichino una compatibilità statistica, senza certezza assoluta.

Nel dibattimento è stata inoltre acquisita la testimonianza di un agente della polizia provinciale che ha analizzato un video ritenuto rilevante. Secondo quanto riferito, i tempi di percorrenza del tragitto non coinciderebbero con quelli attribuiti all’imputato. La difesa ha anche evidenziato che nella zona della trappola avrebbero potuto rimanere intrappolati altri animali selvatici, come cinghiali o mufloni.

Un ulteriore elemento riguarda l’assenza di tracce riconducibili a cani sul luogo del ritrovamento della carcassa del lupo, a fronte della presenza di impronte umane. Circostanza che si inserisce nel quadro degli accertamenti svolti dagli investigatori.

L’imputato ha sempre respinto le accuse. Nel procedimento si sono costituite parte civile alcune associazioni animaliste, tra cui Anpana e la Lega per l’abolizione della caccia onlus di Belluno.

La sentenza è attesa per il 28 aprile.

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