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In ricordo delle vittime del Covid

“Memoria come faro per il futuro”

In ricordo delle vittime del Covid

Adria ricorda le vittime del Covid: memoria, silenzio e gratitudine.

“Non dimenticheremo”: è questo il filo conduttore della cerimonia che si è svolta mercoledì 18 marzo ad Adria, in occasione della giornata nazionale in memoria delle vittime dell’epidemia di Coronavirus. Alle 10, davanti all’ingresso dell’ospedale civile, cittadini, autorità e operatori si sono raccolti in un momento di raccoglimento accanto al ciliegio della memoria, piantato nel 2022 come simbolo di ricordo e rinascita. Un fiocco tricolore e la benedizione dell’albero hanno accompagnato la preghiera per le vittime.

Nel suo intervento, il sindaco Massimo Barbujani ha rievocato i giorni più bui della pandemia: “Mi ricordo l’8 marzo del 2020, ero a Bergamo. Arrivò un messaggio: ‘torna a casa, è tutto sospeso’. Da lì è iniziato probabilmente il periodo più triste degli ultimi 50 anni”. Il primo cittadino ha sottolineato il peso di quei mesi, ricordando i 180mila morti in Italia e le immagini degli ospedali sotto pressione e delle strade deserte, percorse solo da mezzi di soccorso e forze dell’ordine. “Grazie a chi non ha mai guardato l’orologio - ha aggiunto - e ha aiutato con responsabilità e coraggio in un futuro incerto”.

A rappresentare l’azienda sanitaria è intervenuto il dottor Angelo Degaetano, che ha voluto rendere omaggio al personale sanitario: “Medici, infermieri e operatori hanno lavorato senza sosta, dimostrando un forte senso di appartenenza al territorio”.

Particolarmente toccante il contributo della direttrice della casa di riposo, Paola Spinello, che ha evidenziato il dramma vissuto dagli anziani: “I nostri nonni non potevano vedere i loro cari. Gli operatori sono diventati la loro famiglia”. Tre rose bianche sono state deposte in memoria degli ospiti scomparsi, ma anche come segno di speranza per chi ha resistito.

A chiudere la cerimonia, il presidente della Croce Verde Andrea Roccato ha richiamato il valore della solidarietà: “Il nostro pensiero va a chi è stato portato via spesso nella solitudine. Ma ricordiamo anche il coraggio dei volontari, che in quel silenzio irreale hanno fatto risuonare le sirene dell’aiuto”. Roccato ha poi descritto turni massacranti, dispositivi che appannavano lo sguardo e gesti semplici ma fondamentali: “Le mani guantate dei soccorritori sono state spesso l’ultimo contatto umano per molti pazienti”.

Una giornata intensa, che ha trasformato il ricordo in impegno: “La memoria deve essere un faro per il futuro - ha concluso Roccato - perché nessuno si salva da solo”.

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