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Cuore, nuova svolta nella cura

Studio veronese cambia l’approccio alla stenosi aortica

Cuore, nuova svolta nella cura

Una ricerca dell’Università di Verona apre una prospettiva concreta nel trattamento della stenosi aortica, patologia che colpisce in particolare i pazienti anziani e fragili. Lo studio, pubblicato sull’European Heart Journal, indica che una valutazione più selettiva delle coronarie consente di migliorare gli esiti clinici e ridurre la mortalità.

Il lavoro, coordinato dalla cardiologia veronese, si concentra su una delle decisioni più complesse per i medici: stabilire quando intervenire sulle arterie coronarie nei pazienti candidati a sostituzione valvolare. La stenosi aortica, infatti, si associa spesso a restringimenti delle coronarie, rendendo delicata la scelta tra trattamento e osservazione.

La ricerca introduce un cambio di paradigma. Non più una valutazione basata esclusivamente sulle immagini angiografiche, ma un’analisi funzionale della circolazione sanguigna attraverso la misurazione del flusso coronarico. Questo approccio consente di individuare con maggiore precisione le lesioni realmente pericolose, evitando interventi inutili.

Lo studio multicentrico, condotto in quindici centri italiani su 320 pazienti con un’età media avanzata, evidenzia una riduzione significativa degli eventi cardiovascolari maggiori a un anno. I dati mostrano un’incidenza quasi dimezzata nei pazienti valutati con criteri funzionali rispetto a quelli trattati sulla base della sola angiografia, con un impatto rilevante soprattutto sulla mortalità.

Al centro dell’attenzione anche la procedura Tavi, oggi sempre più utilizzata per sostituire la valvola aortica senza ricorrere alla chirurgia tradizionale. Si tratta di un intervento mini-invasivo che permette l’impianto di una nuova valvola attraverso un catetere, generalmente introdotto da un’arteria della gamba. In questo contesto, la corretta gestione delle coronarie diventa decisiva per il successo terapeutico.

I risultati dello studio sono stati discussi durante il seminario “Building the future of cardiology together”, occasione in cui è stata presentata anche una borsa di studio dedicata alla memoria di Michele Pighi. L’iniziativa conferma il ruolo della cardiologia veronese come punto di riferimento nella ricerca clinica e nella collaborazione con i principali centri italiani e internazionali.

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