VOCE
elezioni suppletive
19.03.2026 - 23:00
Domenica e lunedì, oltre che per il referendum, gli elettori della provincia di Rovigo e della Bassa Padovana, riceveranno anche la scheda per le elezioni suppletive. E il centrodestra, per il seggio che è stato di Alberto Stefani, è in corsa con il candidato Alberto Di Rubba, tesoriere della Lega e consulente di Matteo Salvini, bergamasco.
La campagna polesana del suo principale competitor è basata sulla “polesanità”. Come risponde a chi la accusa di essere stato “paracadutato” nel collegio?
“Io non sono abituato ad attaccare gli altri o a fare polemiche personali. Ognuno fa la campagna elettorale come crede. Io ho scelto un’altra strada: ascoltare e lavorare. In queste settimane ho incontrato sindaci, imprese, agricoltori, pescatori, associazioni. Ho parlato con chi vive questo territorio ogni giorno e con chi ne conosce le difficoltà ma anche le potenzialità. Essere ogni settimana a Roma, per il mio ruolo nazionale nella Lega, significa poter portare da subito queste istanze ai tavoli dove si prendono le decisioni. Io penso che la politica debba fare questo: meno slogan e più lavoro concreto per il territorio”.
La questione relativa ai permessi di ricerca degli idrocarburi sta dividendo la politica polesana. Qual è la sua posizione a riguardo?
“Il Polesine è un territorio unico, ma anche estremamente fragile. Qui convivono agricoltura, pesca, turismo ambientale e un ecosistema straordinario come quello del Delta del Po. Proprio per questo credo che su un tema delicato come la ricerca di idrocarburi serva grande prudenza e soprattutto rispetto per il territorio. In questi giorni ho voluto affrontare la questione partendo da un principio semplice: ascoltare. Per questo ho incontrato amministratori locali e realtà del territorio e abbiamo organizzato un confronto all’Ente Parco del Delta del Po con il Viceministro all’Ambiente Vannia Gava, proprio per portare sul tavolo nazionale le preoccupazioni e le richieste di questo territorio. Il metodo deve essere questo: non decisioni calate dall’alto, ma confronto serio con chi vive e lavora qui ogni giorno”.
L’inverno demografico sta svuotando il Polesine; in proiezione ci saranno sempre meno lavoratori e la tenuta stessa delle aziende è a rischio. Quali ricette si possono mettere in campo per invertire la tendenza?
“Il Polesine è un territorio con una qualità della vita straordinaria, ma negli ultimi anni ha visto diminuire la popolazione e questo è un problema serio per il futuro delle imprese e delle comunità locali. La risposta non può essere una sola misura, ma un insieme di politiche: lavoro, servizi, infrastrutture e sostegno alle famiglie. Se un territorio offre opportunità, i giovani restano e le imprese continuano a investire. In questi giorni, incontrando agricoltori e imprenditori, ho percepito una grande voglia di continuare a credere in questo territorio. Il compito della politica è creare le condizioni perché chi vuole vivere e lavorare qui possa farlo con serenità e prospettive”.
La crisi internazionale sta mettendo in difficoltà l’economia del Veneto e del Polesine: la Zls può ancora essere volano di sviluppo o servono interventi più forti?
“Il Polesine ha tutte le potenzialità per essere un territorio strategico dal punto di vista logistico e produttivo. La Zls può essere una leva importante, ma deve diventare davvero operativa e attrattiva per gli investimenti. Parlando con le imprese e con il mondo agricolo, anche durante l’incontro con Coldiretti, è emersa chiaramente una richiesta: meno burocrazia e più strumenti concreti per chi vuole investire e creare lavoro. Se accompagnata da infrastrutture adeguate e da semplificazioni reali, la Zls può rappresentare una grande occasione di sviluppo per il Polesine”.
In Veneto sanità a livelli d’eccellenza, ma la nuova sfida sono gli ospedali di comunità e i servizi di prossimità, oltre all’abbattimento delle liste d’attesa. Cosa fare per migliorare ancora i livelli?
“La sanità veneta è riconosciuta come una delle migliori d’Italia, frutto di un lavoro serio portato avanti negli anni dalla Regione e da chi ogni giorno lavora negli ospedali e nei servizi sanitari. Questo però non significa che non si debba continuare a migliorare e ad affrontare le nuove sfide. Durante la visita all’ospedale di Rovigo ho avuto modo di confrontarmi con operatori sanitari e cittadini. Allo stesso tempo è importante ricordare che la sanità del Polesine si regge su una rete di presidi fondamentali, come gli ospedali di Trecenta e di Adria, che svolgono un ruolo essenziale per garantire assistenza e servizi ai cittadini. La direzione su cui continuare a lavorare è quella di rafforzare sempre di più la sanità territoriale e i servizi di prossimità, perché in territori diffusi come questo è fondamentale garantire risposte sanitarie accessibili e di qualità vicino alle comunità”.
Autonomia del Veneto, questione ancora ai primi passi: c’è margine per arrivare a risultati concreti entro la fine della legislatura?
“L’autonomia per il Veneto non è uno slogan, ma una battaglia storica che la Lega porta avanti da anni, insieme ai cittadini e agli amministratori di questo territorio. E’ nata dalla volontà chiara espressa dai veneti con il referendum e da allora il lavoro non si è mai fermato. Oggi questo percorso è entrato in una fase concreta. Stiamo lavorando con grande determinazione perché la riforma arrivi a compimento e perché il Veneto possa finalmente ottenere quelle competenze che gli permetteranno di gestire meglio risorse, servizi e politiche per il territorio. Io sono convinto che questo risultato arriverà”.
Crisi della pesca e ripartenza: quali interventi per il settore, eccellenza del Basso Polesine?
“La pesca è parte dell’identità del Basso Polesine. Non è solo un settore economico, ma una storia, una tradizione e una comunità. In queste settimane ho incontrato diversi pescatori che mi hanno raccontato le difficoltà che stanno vivendo. La politica deve avere il coraggio di difendere queste realtà, portando a livello nazionale ed europeo le esigenze di chi vive di questo lavoro”.
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