VOCE
adria
19.03.2026 - 08:15
Sala Cordella gremita ieri sera per l’incontro pubblico dedicato al referendum sulla riforma della magistratura del 22 e 23 marzo, promosso dal fronte del “Sì”. Breve saluto iniziale del sindaco Massimo Barbujani, che ha invitato alla partecipazione al voto sottolineando come il referendum rappresenti “un’opportunità per cambiare un sistema” e non “un esame del governo”.
Il vicesindaco Federico Simoni ha aperto il suo intervento mostrando un fac-simile della scheda elettorale, evidenziando come il quesito sia “di difficile comprensione” e spiegando la necessità degli incontri informativi. Ha quindi illustrato i punti della riforma, soffermandosi sulla parità tra accusa e difesa: “Oggi non c’è equilibrio tra chi accusa e chi difende”. L’avvocato e consigliere comunale Emanuela Beltrame ha portato l’attenzione sugli errori giudiziari: “Persone innocenti condannate al carcere per anni, poi risarcite con soldi pubblici”. Un sistema che, secondo Beltrame, “non sanziona adeguatamente chi sbaglia”.
Da qui la necessità di “regolamentare il potere giudiziario” e rafforzare le tutele del cittadino. Più tecnica l’analisi dell’assessore e avvocato Giorgio Crepaldi: “Oggi esiste una separazione delle funzioni ma non delle carriere”. Il giudice, ha spiegato, “deve essere scevro da condizionamenti”, ma la vicinanza con il pubblico ministero rischia di incidere sull’equidistanza da difesa e accusa. Ha quindi richiamato la necessità di tradurre la riforma in norme concrete, intervenendo anche sull’edilizia giudiziaria e ha concluso citando Enzo Tortora: “Io sono innocente e spero dal più profondo del cuore che lo siate anche voi”.
Particolarmente articolato l’intervento dell’avvocato Giuseppe Carinci, che ha definito quella in discussione “una riforma di principio” che incide sulla libertà personale: “Chiunque può trovarsi davanti a un giudice”. Carinci ha evidenziato le criticità del Consiglio superiore della magistratura: “È un organo amministrativo che gestisce carriere e incarichi, ma pubblici ministeri e giudici siedono nello stesso organismo e finiscono per influenzarsi”. Un sistema che, ha aggiunto, funziona “in modo parapartitico” attraverso le correnti. Da qui la proposta di due Csm distinti e del sorteggio dei componenti: “Un meccanismo già presente in altri ambiti, che può ridurre il peso delle appartenenze”.
Carinci ha inoltre respinto le critiche sul rischio di controllo politico, sottolineando come “la maggioranza resti ai magistrati, con un sistema di garanzie che coinvolge anche il Presidente della Repubblica”. Collegato da remoto, l’ex magistrato Luca Palamara ha ribadito i cardini della riforma: “Separazione delle carriere e sorteggio servono a liberare la magistratura dalle logiche di appartenenza”. Ha quindi sottolineato come la magistratura, in alcuni momenti, avrebbe smesso di essere solo arbitro ed è entrata nel gioco politico, e che la riforma serve a evitarlo. Infine l’invito al voto: “Il 22 e 23 marzo sarà l’occasione per cambiare e garantire una valutazione più terza e imparziale”.
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