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"Licenziati in 37 per l'Ai". "No, solo riorganizzazione"

Nessun passo indietro dell'azienda

Il Comune dona i computer alle famiglie in difficoltà

Si è concluso senza esito positivo l’incontro tenutosi nella sede di Confindustria Veneto Est tra le organizzazioni sindacali e Investcloud, società con sede a Marghera (Venezia) appartenente a un gruppo statunitense, che ha annunciato la chiusura della sede italiana con conseguenti 37 licenziamenti.

Nel corso del confronto, l’azienda ha confermato la decisione di procedere con la cessazione delle attività nel sito veneziano, dichiarandosi indisponibile a ritirare i licenziamenti. Una scelta che, secondo quanto emerso, non sarebbe legata a una crisi produttiva o industriale, ma a un processo di riorganizzazione su scala globale. Investcloud ha inoltre escluso che i lavoratori saranno sostituiti da sistemi di intelligenza artificiale, precisando che l’operazione rientra in una ridefinizione delle funzioni aziendali.

La posizione dell’azienda ha suscitato la reazione dei sindacati, che hanno espresso preoccupazione per l’impatto occupazionale e per il possibile precedente che la vicenda potrebbe rappresentare. Le organizzazioni chiedono l’apertura di un tavolo di crisi a livello regionale.

"Ci troviamo di fronte a una posizione grave e inaccettabile", ha dichiarato Michele Valentini, segretario generale Fiom Cgil Venezia, sottolineando come la decisione venga ricondotta a una strategia industriale che, secondo il sindacato, comporta lo spostamento di attività senza tenere conto delle professionalità presenti nel sito di Marghera.

Sulla stessa linea Daniele Giordano, segretario Cgil Venezia, che ha parlato di una scelta della proprietà con ricadute sui lavoratori e sul territorio, chiedendo un intervento della Regione Veneto per approfondire la situazione e avviare un confronto sulle prospettive occupazionali.

Secondo quanto riferito dai rappresentanti sindacali di Uil e Uilm, la documentazione aziendale evidenzierebbe la volontà di centralizzare le funzioni di sviluppo e gestione tecnologica in centri internazionali, tra cui New York, Londra, Singapore, Bangalore e New Jersey. Una riorganizzazione che comporterebbe il trasferimento di attività strategiche al di fuori del territorio italiano.

Anche la Fim Cisl ha evidenziato come l’operazione presenti elementi riconducibili a una delocalizzazione, sottolineando le difficoltà legate a un eventuale trasferimento dei lavoratori e delle loro famiglie. Al termine dell’incontro, le parti restano distanti. I sindacati ribadiscono la necessità di individuare soluzioni alternative per salvaguardare i livelli occupazionali e mantenere un presidio tecnologico a Marghera, mentre l’azienda conferma il percorso già annunciato. La vertenza resta aperta.

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