VOCE
Referendum
20.03.2026 - 07:00
E’ stata in prima fila con il fronte del “no” e fino all’ultimo minuto sarà impegnata nella campagna referendaria. La deputata del Partito democratico Nadia Romeo in queste settimane è andata da un capo all’altro della provincia per promuovere le ragioni di chi si oppone alla riforma costituzionale proposta dal governo Meloni.
Onorevole Romeo, com’è il bilancio della sua campagna referendaria?
“E’ andata molto bene. Ho potuto constatare personalmente, durante gli eventi su tutto il territorio, come le persone siano tornate a partecipare. Una partecipazione che non si vedeva da tempo e questo è l’aspetto più positivo che spero poi si traduca nel voto. Ovviamente spero che vinca il no ma sono contenta anche di recuperare la partecipazione”.
C’è invece un rammarico nel percorso fatto fin qui?
“L’elemento di rammarico l’ho vissuto da parlamentare. Da un anno e mezzo si parlava della riforma della giustizia attraverso una legge ordinaria, non con una modifica costituzionale. Su un tema così importante, non c’è stata alcuna condivisione. C’era invece un fuoco di sbarramento, nessun emendamento, nessuna possibilità di sedersi ad un tavolo per una proposta condivisa. E dopo 14 mesi di lavoro, a un certo punto il governo ha deciso di porla come legge costituzionale. Si è persa un’occasione, perché riforme come questa vanno gestite insieme, e poi dispiace che ormai si sia persa la misura della comunicazione. In questo mi metto dalla parte del cittadino che vede delle prese di posizioni forti e magari non capisce il contesto. Così, quello che si è recuperato nella partecipazione, si rischia di riportarlo alla disaffezione. La riforma doveva rimanere nel merito dei contenuti, dunque definita con un iter parlamentare, invece è stato fatto un gesto di arroganza, arrivando a mettere le mani nella Costituzione”.
Perché si deve votare no?
“Si deve votare no perché non si tocca la Costituzione su temi come questi, politicizzandoli. La riforma della giustizia va fatta perché vengano tutelati gli interessi dei cittadini, con processi più veloci, una giustizia che dà risposte, decidendo di assumere maggiore personale nel settore. Non è una battaglia per la separazione delle carriere perché questa già esiste, di fatto. In più sarà una riforma costosa, che comporterà una spesa di 150 milioni di euro. Sarà istituita un’Alta corte disciplinare ma anche lì, il Csm di per sé già verifica se il magistrato ha svolto correttamente il suo lavoro. L’azione disciplinare è di competenza del Csm. Il sorteggio dei giudici come sarà? Quando avverrà? Non è specificato. Sembra solo un segnale che deve essere dato per cercare di mettere le mani sulla Costituzione”.
Il no, a suo avviso, è anche una valutazione sull’operato del governo?
“Il no va dato sulla riforma. Votiamo nel merito non politico. Chi vuole difendere la Costituzione sa da che parte deve stare. E comunque ricordo sempre che la magistratura applica le leggi del Parlamento. Spero che vadano a votare più persone possibili, tra l’altro non c’è bisogno del quorum e anche un solo voto può fare la differenza. Se si resta nel merito si capiscono le ragioni del no: non si mettono le mani sulla Costituzione, non ne abbiamo bisogno in questo momento”.
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