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verso le elezioni

“Più rappresentati e non usati”

Bovolenta: “La nostra terra è sotto l’attacco, ha bisogno di lavoro di qualità e di riscoprirsi orgogliosa”

“Più rappresentati e non usati”

Ormai il voto è a un passo. Domenica e lunedì gli elettori del Polesine e della Bassa Padovana riceveranno due schede, quella per il referendum, ma anche quella delle elezioni suppletive per il seggio rimasto vacante alla Camera dopo che Alberto Stefani, che lo occupava dall’ottobre 2022, si è dimesso perché è diventato presidente della Regione. Il centrosinistra ha scelto di puntare su Giacomo Bovolenta, avvocato portotollese, residente a Porto Viro, segretario provinciale di Italia Viva.

Questo è considerato dal centrodestra un seggio “blindato”, viste le percentuali di quattro anni fa: perché questa volta dovrebbe andare diversamente?

“Proprio perché il centrodestra ha dato per ‘scontato’ l’esito di queste elezioni, Salvini ha deciso di catapultare un suo amico che deve far diventare parlamentare a tutti I costi, il tesoriere della Lega, di Bergamo, un politico che prima di febbraio non avrebbe saputo collocare sulla carta geografica nemmeno i comuni più grandi come Rovigo, Adria e Este, e che probabilmente dal 25 marzo già avrà dimenticato, l’esito non è più scontato. Perché proprio chi diceva ‘paroni a casa nostra’ vuole imporre un 'paron foresto’, che non ha nulla a che vedere con il Polesine, non lo conosce, non lo vive, non lo frequenta, non può amarlo. Ma questo territorio ha un proprio orgoglio e già è marginalizzato nelle scelte e considerato ‘merce di scambio’. Chi vive qui, come me che sono fieramente polesano, vuole sentirsi più rappresentato e non certo usato come un taxi per Roma. E un fattore importante è anche l’unità del centrosinistra, che già alle regionali e poi alle elezioni per il presidente della Provincia di Rovigo ha capito l’importanza del campo largo e della costruzione di un percorso di coalizione. Già questo è un primo segnale importante. Tuttavia, credo che il perimetro sarà più largo perché in ballo c’è la rappresentanza del territorio e non solo di colore politico”.

Si riaffaccia la possibilità delle trivellazioni nel Basso Polesine, qual è la sua posizione?

““La mia posizione, come quella di tutto il Polesine, è di una contrarietà assoluta. E’ proprio il discorso del territorio che si sente chiamato in causa solo quando serve qualcosa per altri. Noi abbiamo già un rigassificatore, abbiamo avuto una centrale termoelettrica e, soprattutto, abbiamo subito estrazioni di gas che hanno contribuito a far sprofondare il terreno, aggravando gli effetti della subsidenza già presente per la conformazione geologica di questa zona. Subsidenza che si traduce in maggiori costi sostenuti dai consorzi di bonifica per mantenere in funzione le idrovore che garantiscono la sicurezza idraulica della nostra provincia. Nonostante questo fardello che ci portiamo sulle spalle, chi ci governa a Roma, sembra considerare sacrificabile il Polesine per un po’ gas e per i profitti delle multinazionali. La posizione del governo su questo tema è per tutti noi assolutamente inaccettabile. Non vogliamo essere terra di conquista, un’area dove vengono imposte tutte le attività impattanti che vengono bloccate o rifiutate nelle altre province”.

Altro tema delicato è quello della crisi della pesca...

“Da portotollese conosco a fondo il dramma rappresentato dalla distruzione portata dal granchio blu. Avevamo oltre 1.500 aziende impegnate nel settore, ora si sono praticamente quasi dimezzate e il contraccolpo è stato particolarmente pesante perché intere famiglie vivevano di pesca e si sono ritrovate senza reddito. Tante passerelle, tante promesse, ma pochi fatti. Invece il settore ha bisogno di interventi per la vivificazione delle lagune, della sospensione dell’obbligo dei versamenti previdenziali, di fondi strutturali per il sostegno del settore. E di una politica che, davvero, sappia farsi carico di questi problemi. Ma le difficoltà interessano tutto il settore primario, dagli agricoltori esposti alla concorrenza sleale ai consorzi di bonifica lasciati dal Governo senza fondi per combattere la subsidenza”.

Intanto il Polesine si spopola e vive quello che viene definito “inverno demografico”. Come si può invertire questa tendenza?

“Sicuramente non ci sono ricette preconfezionate e strade ‘facili’. Ma ci sono strade che, al contrario, portano ad aggravare il problema. Siamo la provincia con salari e pensioni più basse, con servizi che vengono tagliati a causa di minori trasferimenti, dalla sanità ai Comuni, tutto in nome di aspetti puramente economicistici che non fanno che aggravare i problemi di chi già deve recuperare terreno rispetto ad altre realtà e, invece, così ne perde ancora di più. Il nostro territorio paga un prezzo altissimo alla fuga di ragazzi che, appena laureati, o specializzati, vanno altrove a cercare il proprio futuro. Dobbiamo lavorare sulla formazione e sui servizi, per incoraggiarne la permanenza. Ma anche sulla qualità del lavoro, incentivando l’occupazione di qualità. Ma dobbiamo anche aiutare i ragazzi scoprire il valore della partecipazione e dell’impegno civile, perché anche da qui passa la possibilità di cambiamento piuttosto che della fuga e della resa”.

La Zls in questo può aiutare?

“Per il momento direi di no. Ma chi è che si sta muovendo per favorire investimenti che davvero possano essere un volano di crescita per il territorio? Purtroppo, ancora una volta, con l’esempio dell’attività che ha progettato di insediarsi a Rovigo per produrre lana minerale, assistiamo a realtà impattanti che si spostano qui dopo essere state bloccate o rifiutate in altri territori. La nostra terra è sotto l’attacco di speculatori che in una logica di predazione cercano di insediare nei territori più deboli, meno tutelati dalla politica, ciò che altrove non verrebbe accettato. Il Polesine viene ritenuto quasi una ‘discarica’ dove piazzare inceneritori e stabilimenti insalubri e dannosi. E la politica lo consente e addirittura plaude. Ma se si mette in conflitto la salute e il lavoro, si finisce per non costruire il futuro di questa terra. Un ‘foresto’ la vorrà davvero tutelare? O risponderà ad altri interessi?”.

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