VOCE
dopo le suppletive
24.03.2026 - 18:24
Boom di bianche e nulle spia del disinteresse per le suppletive. Con due (possibili) eccezioni politiche
Di Rubba perde 12mila voti rispetto al “sì”. Un calo che in percentuale fa ancora più impressione fissando l’asticella a un clamoroso -19,95%. Sì perché nello stesso giorno i polesani che hanno detto sì alla riforma sono stati 63.554 mentre quelli che hanno espresso la preferenza per il candidato di centrodestra sono stati 50.872. In fumo, nel rapidissimo tempo di passare da una scheda all’altra all’interno della cabina, un voto “d’area centrodestra” ogni cinque. Ma la sensazione è che la scelta non sia stata, a parte poche eccezioni, dettata dalla volontà degli elettori di lanciare un segnale politico.
Insomma: chi ha votato Sì in larga parte non ha voluto avvisare i propri partiti di riferimento - presumibilmente di centrodestra - di non aver gradito la candidatura di un “paracadutato”: piuttosto, l’impressione dilagante è che molti si siano trovati in mano la seconda scheda quasi a sorpresa. Insomma: suppletive, queste sconosciute. Non si spiega altrimenti il numero abnorme di schede bianche e nulle: in tutta la provincia, al referendum le nulle sono state 443 e le bianche 382, poco più di 800 su 107.986 elettori. Lo 0,76%, con punte massime che hanno toccato il punto e mezzo percentuale (il record a Gaiba: 1,55%). Alle suppletive tutta un’altra musica: 3.886 nulle e addirittura 10.682 bianche. Il 13,56% di chi è andato alle urne non ha espresso un voto valido. Molti perché, semplicemente, non sapevano su cosa dovessero esprimersi. Curiosità: il terzo candidato, Giuseppe Padoan, ha preso 7.300 voti (il 7,86% dei validi), piazzandosi perà dietro alle bianche. Più schede bianche che voti a Padoan in 45 Comuni su 50; bianche e nulle insieme davanti a Padoan in altri 4; mentre nella sola Bosaro, suo paese di origine, il candidato indipendente ha superato i voti non validi: 91 a 77.
Ma torniamo a centrodestra. Chi, nella coalizione, si aspettava dei franchi tiratori è destinato a restare deluso. Le schede rifiutate si votano sulle dita delle mani (al referendum hanno votato 107.986 polesani, alle suppletive 107.416: con corpi elettorali diversi parliamo praticamente dello stesso dato). E il picco di nulle e bianche si è registrato in Comuni “insospettabili” dal punto di vista politico: 21,75% a Canda, 16% a Pincara, Salara, San Bellino e Trecenta. Difficile metterli insieme in una stessa strategia. Tanto più che a Salara e Canda Di Rubba ha comunque conquistato oltre il 60% dei voti.
Ma due appunti vanno fatti. Bianche e nulle “pesano” il 16% anche a Porto Tolle e Ficarolo, non due Comuni casuali ma le località di origine dei “papabili” candidati leghisti della vigilia, rispettivamente Roberto Pizzoli e Laura Cestari. Proprio questi due Comuni (insieme a Canaro) sono gli unici in cui Di Rubba non ha raggiunto il 50% dei voti: 46,68% a Porto Tolle, “casa” Bovolenta, dove ha comunque superato il candidato di centrosinistra di 20 schede (1.611 a 1.591); e 43,92% a Ficarolo, unico Comune polesano conquistato da Bovolenta (49,88% la sua percentuale, la migliore del Polesine, frutto di 402 schede a 354). Coincidenze?
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