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Fondi fermi e costi in corsa

A rischio il servizio pubblico locale

Fondi fermi e costi in corsa

Il trasporto pubblico locale scivola verso una fase critica, stretto tra risorse che non arrivano e spese in aumento. A mancare all’appello sono oltre quattro miliardi di euro del Fondo nazionale destinati alle Regioni, attesi da metà gennaio ma ancora bloccati. Un ritardo che non resta confinato alla burocrazia e che rischia di riflettersi direttamente sulla tenuta del servizio, mentre le aziende del settore affrontano una crescita significativa dei costi legati al carburante.

L’equilibrio appare sempre più fragile. Senza l’anticipo previsto dalla legge, pari all’80% delle risorse complessive, le Regioni faticano a garantire continuità nei trasferimenti verso le società di gestione. Ne derivano tensioni di liquidità che possono tradursi in tagli alle corse, rinvii negli investimenti e difficoltà operative. L’allarme è stato formalizzato in sede istituzionale, dove si è evocato il rischio concreto di interruzioni del servizio per carenza di fondi.

A pesare ulteriormente è l’aumento del prezzo del carburante, legato alle tensioni internazionali in Medio Oriente. Le principali associazioni del comparto stimano un aggravio mensile di decine di milioni di euro dall’inizio dell’anno. L’energia rappresenta già una quota rilevante dei bilanci aziendali e, in questo contesto, diventa sempre più difficile assorbire rincari così rapidi senza ripercussioni sull’offerta o sulle tariffe.

La questione si è rapidamente spostata sul piano politico. Dalle opposizioni arriva un attacco diretto all’esecutivo, accusato di sottovalutare una crisi ormai strutturale e di non aver previsto misure adeguate per compensare inflazione e rincari. Le critiche riguardano anche gli interventi sul fronte energetico, ritenuti insufficienti per sostenere il trasporto pubblico locale, rimasto escluso da alcune agevolazioni.

Le tensioni non si fermano però al confronto tra maggioranza e opposizione. Anche a livello territoriale emergono segnali di preoccupazione. La Lombardia ha scelto di intervenire anticipando risorse proprie per garantire la continuità del servizio, mentre da più parti si chiede una revisione dei criteri di distribuzione del Fondo nazionale, giudicati non più adeguati a riflettere il peso reale dei servizi offerti.

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