VOCE
LA STORIA
25.03.2026 - 17:56
Non solo il coraggio di un bambino di 4 anni e la professionalità del Suem 118: dietro il lieto fine della vicenda che ha tenuto con il fiato sospeso il Polesine c’è anche la prontezza e la sensibilità di una giovane assistente di studio odontoiatrico. Si chiama Alice Mattioli, lavora come Aso nello studio dentistico Toto di Adria, ed è stata lei, con intuito e sangue freddo, ad avviare quella catena di soccorsi che ha salvato una mamma e il suo bambino da una intossicazione da monossido di carbonio.
Anche il sindaco di Adria Massimo Barbujani ha voluto renderle omaggio recandosi direttamente nel suo luogo di lavoro per stringerle la mano e ringraziarla personalmente.
Tutto nasce da un’assenza, apparentemente banale: una paziente che non si presenta a un appuntamento. Un episodio che, nella quotidianità di uno studio medico, potrebbe essere liquidato in pochi secondi, ma non questa volta. Alice decide di chiamare e dall’altra parte del telefono risponde una voce inaspettata, quella del figlio di appena 4 anni. “Gli ho chiesto se poteva passarmi la mamma - racconta - e mi ha detto che stava dormendo. A quel punto ho iniziato a preoccuparmi”. Da quel momento Alice non chiude la chiamata, resta al telefono, parla con il piccolo, lo incoraggia e lo guida. Gli chiede di provare a svegliare la madre e sente che il bambino la chiama, la muove, ci prova con tutte le sue forze. “Era molto agitato, ma davvero bravissimo”. Poi arriva un altro segnale decisivo: il bambino inizia a tossire. “Diceva ‘ho tanta tosse, tanta fame’. Lì ho capito che qualcosa non andava davvero”.
A quel punto arriva la domanda cruciale, se fossero soli in casa. La risposta è sì. Senza esitazioni, Alice prende una decisione immediata e gli chiede: “Vuoi che faccia venire qualcuno a casa a vedere come sta la mamma?”. Il bambino accetta. Alice riattacca e chiama immediatamente il 118, fornendo tutti i dettagli, dal nome e cognome all’indirizzo fino al numero di telefono, spiegando con chiarezza tutta la situazione.
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Da lì la macchina dei soccorsi si attiva, con la centrale operativa, il personale sanitario e i vigili del fuoco che intervengono rapidamente, mettendo in sicurezza madre e figlio. La causa, come già emerso, sarebbe una fuga di monossido di carbonio all’interno dell’abitazione, una situazione che senza quell’intuizione iniziale avrebbe potuto avere conseguenze drammatiche. Oggi, però, arriva anche la notizia più attesa. La mamma e il bambino sono stati dimessi e sono tornati a casa, “sani e salvi”, anche se la donna è ancora molto provata, sia fisicamente che psicologicamente.
Alice racconta con semplicità ciò che, nei fatti, è stato un gesto determinante: “Non ci ho pensato neanche un secondo. Ho capito che c’era qualcosa che non andava e ho chiamato il 118”. A distanza di pochi giorni arriva il messaggio più toccante, quello della donna salvata: “Le sarò grata per tutta la vita. Se non c’era lei io a quest’ora non ero più qua. Non è facile descrivere tutte le emozioni che ho provato e che tutt’ora provo”.
Parole di riconoscenza, che si allargano a tutti coloro che sono intervenuti: “Ringrazio tutti coloro che hanno avuto un ruolo in questa vicenda e soprattutto un enorme grazie al mio bimbo che ha saputo gestire la situazione senza farsi prendere dal panico”. Resta il coraggio inconsapevole del bambino, la professionalità della centrale operativa, l’efficacia dei soccorsi. Ma oggi si aggiunge un altro elemento tutt’altro che scontato in una società sempre di corsa, l’attenzione umana che trasforma un gesto ordinario in qualcosa di straordinario. E che, in questo caso, è stata davvero provvidenziale.
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