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ECONOMIA

Pacchi sigillati, affari a peso

Il business nascosto delle rese globali

Pacchi sigillati, affari a peso

C’è un mercato silenzioso che trasforma gli scarti della logistica globale in profitti milionari. È quello di Roberto Zaltieri, imprenditore lombardo che ha costruito la fortuna della sua azienda, la Stock Italwear’s, acquistando pacchi invenduti e resi a pochi euro al chilo per poi rimetterli in circolazione senza mai aprirli.

Nel 2025 il fatturato ha raggiunto i 9,5 milioni di euro. La sede è a Castel Goffredo, ma il raggio d’azione è internazionale. Tra i fornitori figura anche Amazon, con cui esiste un accordo per il ritiro di circa 200 tonnellate di merce sigillata ogni anno. Accanto al colosso americano, una rete di marchi e catene della grande distribuzione alimenta il flusso continuo di prodotti destinati a una seconda vita commerciale.

La merce non viene selezionata né verificata. Elettrodomestici, cosmetici, abbigliamento, arredamento: tutto entra nei magazzini senza distinzione, ad eccezione dei prodotti alimentari. Gli spazi di stoccaggio superano complessivamente i 39 mila metri quadrati, dove i bancali si accumulano senza essere aperti. È una scelta precisa: conoscere il contenuto cambierebbe la natura del business, trasformando un commercio basato sul volume in un’attività di selezione e controllo.

All’origine di questo flusso ci sono eccedenze, resi, articoli invenduti o rifiutati. Nel caso di Amazon, si tratta di una quota minima rispetto ai miliardi di spedizioni annue, ma sufficiente a generare milioni di pacchi da smaltire. Una volta destinati alla distruzione, oggi vengono ceduti per ridurre costi e impatto ambientale.

Il prezzo è la chiave: circa tre euro al chilo, a cui si aggiungono le spese di trasporto. La rivendita avviene a quattro euro, con un margine contenuto ma sostenuto dai volumi. Gli acquirenti sono grossisti, ambulanti e outlet, spesso ignari del contenuto effettivo dei lotti acquistati. Una scommessa commerciale che ricorda un gioco d’azzardo, dove il valore reale resta nascosto fino all’apertura.

Accanto ai canali tradizionali, esistono anche aste online organizzate dagli stessi operatori logistici, che mettono in vendita stock provenienti da diversi paesi europei. Il flusso è continuo, con decine di camion ogni mese. Il principio resta invariato: comprare a peso, vendere a peso, senza guardare dentro.

Nel tempo, operazioni su larga scala hanno consolidato il modello. Dalle forniture di milioni di capi di abbigliamento alle partite di casalinghi e profumi provenienti dall’estero, la logica è sempre la stessa: trasformare quantità ingenti in liquidità rapida. Anche durante la pandemia, l’importazione di dispositivi sanitari ha rappresentato un picco di opportunità.

Il cliente finale entra in gioco nell’ultimo passaggio, acquistando singoli pacchi sigillati a prezzi accessibili. Il contenuto è ignoto, la sorpresa parte dell’esperienza. 

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