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SALUTE

Perché ci sentiamo ubriachi senza bere?

Quando l’alcol nasce nell’intestino

Perché ci sentiamo ubriachi senza bere?

C’è una condizione rara, ma documentata, che può far risultare ubriachi senza aver ingerito neppure una goccia di alcol. Si chiama sindrome della fermentazione intestinale, o auto-brewery syndrome, e consiste nella capacità dell’organismo di produrre etanolo in autonomia attraverso l’attività del microbiota intestinale.

Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha progressivamente ridimensionato l’idea di un consumo “sicuro” di alcol, evidenziando come anche quantità moderate possano avere effetti sulla salute. Eppure, mentre l’attenzione si concentra sui rischi legati all’assunzione, la scienza continua a esplorare fenomeni meno noti, come quello di chi manifesta sintomi tipici dell’ubriachezza senza aver bevuto. Un nuovo studio pubblicato su Nature Microbiology e ripreso da Science offre oggi un quadro più chiaro di questa condizione, mettendo in discussione alcune convinzioni consolidate.

Alla base del fenomeno c’è un processo biochimico ben noto: la fermentazione dei carboidrati. Alcuni microrganismi presenti nell’intestino sono in grado di trasformare zuccheri e amidi — contenuti in alimenti comuni come pane, pasta, riso, patate e dolci — in etanolo. È lo stesso meccanismo utilizzato per produrre vino e birra, ma in questo caso avviene all’interno dell’organismo. Il risultato può essere sorprendente: confusione, vertigini e difficoltà di concentrazione, sintomi indistinguibili da quelli di un’intossicazione alcolica.

Per anni la responsabilità è stata attribuita principalmente ai lieviti, come Candida e Saccharomyces, sulla base di osservazioni cliniche limitate. Tuttavia, le nuove analisi indicano uno scenario più complesso. Il confronto tra il microbiota di pazienti affetti e quello di soggetti sani ha mostrato una produzione significativamente più elevata di etanolo nei primi, soprattutto durante le fasi sintomatiche. A emergere con forza è il ruolo di alcuni batteri intestinali, tra cui Escherichia coli e Klebsiella pneumoniae, capaci di fermentare gli zuccheri con particolare efficienza.

In realtà, una minima produzione di alcol è un fenomeno fisiologico comune. Durante la digestione, il microbiota genera piccole quantità di etanolo, normalmente comprese tra 0,01 e 0,09 milligrammi per decilitro di sangue, livelli troppo bassi per avere effetti, poiché rapidamente smaltiti dal fegato. Nella sindrome della fermentazione intestinale, però, questo equilibrio si altera. La produzione può crescere fino a raggiungere valori clinicamente rilevanti, talvolta superiori a 0,5 grammi per litro, il limite legale per la guida in molti Paesi europei, inclusa l’Italia.

Secondo gli autori dello studio, si tratta di una condizione probabilmente sottodiagnosticata. I sintomi possono essere facilmente scambiati per abuso di alcol o per disturbi neurologici e metabolici, rendendo difficile un riconoscimento tempestivo. 

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