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“Ferita che non si cancella”

L'orrore di Malga Bala

“Ferita che non si cancella”

Rosolina ha ricordato Antonio Ferro, a 82 anni dall’eccidio di Malga Bala, in cui perse la vita.

La cerimonia è stata celebrata ieri mattina, al monumento in suo onore, a Volto. Presenti il prefetto Franca Tancredi, il vicario del questore Maria Olivieri, il comandante dei carabinieri Edoardo Campora, i rappresentanti dei carabinieri dei paesi vicini oltre alle associazioni combattentistiche, gli alunni della scuola primaria Aldo Moro, il parroco don Francesco e Natalia, sorella di Antonio Ferro.

Nel suo intervento, il sindaco di Rosolina Michele Grossato ha accolto le autorità civili, militari e religiose sottolineando il valore della memoria: “Ricordare non è mai un gesto automatico: è una scelta, un atto di responsabilità. La memoria serve proprio a questo: non a riaprire ferite, ma a impedire che si cancellino. Senza memoria non c’è identità e senza identità non c’è futuro”.

Anche il prefetto ha ribadito: “Viviamo in un’epoca in cui la pace sembra quasi dimenticata. I conflitti che ci circondano ci ricordano quanto la convivenza civile, il dialogo e il rispetto reciproco siano fragili e vadano difesi ogni giorno”. Il sacrificio dei carabinieri caduti a Malga Bala, ha aggiunto, “continua a parlare soprattutto ai giovani”, invitandoli a credere nella Repubblica, nella solidarietà e nel ripudio della violenza.

Momento di intensa commozione anche con l’intervento del parroco don Francesco Andrigo, che ha richiamato il valore spirituale del sacrificio: “Non c’è amore più grande di colui che dà la vita”. Un ricordo accompagnato dal racconto di una cartolina inviata da Antonio Ferro alla famiglia, nella quale il giovane carabiniere esprimeva la propria fede.

Durante la cerimonia il colonnello Campora ha ripercorso anche la vicenda storica: Antonio Ferro si era arruolato a soli 21 anni e nel febbraio 1944 era stato assegnato a presidiare, insieme ad altri militari, una centrale elettrica strategica in un territorio allora sotto amministrazione tedesca. Pochi giorni dopo, dodici carabinieri furono sequestrati dai partigiani jugoslavi e costretti a una marcia estenuante tra le montagne. Il 25 marzo 1944, in un rifugio a Malga Bala, dopo che furono torturati, si consumò la tragedia. Nel 2009 lo Stato ha riconosciuto il loro sacrificio conferendo ai dodici carabinieri la medaglia d’oro al merito civile.

Un’analoga cerimonia è andata in scena, sempre ieri, a Crespino dove si è ricordato Primo Antonio Amenici, anche lui caduto nel medesimo eccidio.

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