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Il piano shock sulle deportazioni

Bovino, l’uscita che fa discutere

Il piano shock sulle deportazioni

L’addio di Greg Bovino alla polizia di frontiera americana si accompagna a dichiarazioni destinate a riaccendere il dibattito sull’immigrazione negli Stati Uniti. In un’intervista al The New York Times, l’ex funzionario ha rivelato di aver elaborato, prima della rimozione dall’incarico, un progetto per deportare fino a cento milioni di persone, senza esprimere alcun ripensamento sulla linea dura adottata negli anni precedenti.

Figura centrale nella strategia restrittiva voluta dall’amministrazione di Donald Trump, Bovino ha guidato operazioni contro l’immigrazione irregolare in diverse città statunitensi, da Los Angeles a Chicago, fino a Minneapolis, dove un intervento delle forze federali culminato nella morte di due cittadini americani ha innescato proteste e forti reazioni dell’opinione pubblica. In quel contesto, Bovino aveva ottenuto un ruolo anomalo che gli consentiva di bypassare la catena di comando, riferendo direttamente al segretario per la sicurezza interna, Kristi Noem.

Nel colloquio con il quotidiano statunitense, l’ex responsabile delle deportazioni rivendica senza esitazioni l’approccio adottato. Sostiene che si sarebbe potuto fare di più, insistendo sull’idea di una pressione costante e di soluzioni sempre più incisive per aumentare il numero degli arresti. Parla apertamente di “dominio totale del confine”, una formula che, pur riconoscendo possa apparire estrema, considera necessaria per raggiungere gli obiettivi prefissati.

Dopo essere stato progressivamente messo ai margini, Bovino ha lasciato ufficialmente il comando della divisione di El Centro, in California, all’interno del Customs and Border Protection, agenzia federale responsabile della sicurezza dei confini. Secondo quanto riportato, la sua uscita non sarebbe stata del tutto volontaria.

Sul futuro, il funzionario traccia una traiettoria lontana dai riflettori della politica migratoria. Annuncia l’intenzione di dedicarsi alla caccia in North Carolina, concentrandosi sui coyote, definiti specie invasive. Una precisazione che esclude ogni riferimento al termine usato per indicare i trafficanti di esseri umani. Bovino parla di un impegno diretto, collegandolo alla tutela dell’ecosistema locale, minacciato — a suo dire — anche dalla diffusione di predatori che mettono a rischio specie autoctone come il serpente Crotalus horridus.

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