VOCE
L’osservatorio
26.03.2026 - 05:00
Crolla la percentuale di disoccupati in provincia di Rovigo. Ma non è una buona notizia. Perché, purtroppo, contemporaneamente aumenta, e in percentuale maggiore, anche il numero degli inattivi, ovvero gli “scoraggiati”, quanti hanno proprio rinunciato a cercare un lavoro, e quanti non sono interessati a cercarlo. Non solo, ma l’aumento degli inattivi va ad erodere anche il numero degli occupati, che per la prima volta dal 2019 subisce un arretramento sensibile. E, ancora una volta i numeri confermano un ritardo occupazionale del Polesine rispetto al resto del Veneto.
E’ la fotografia, con più ombre che luci, che emerge dall’analisi di Veneto lavoro sul mercato occupazionale veneto nel corso del 2025.
Guardando ai numeri, il tasso di disoccupazione in Polesine scende al 5,1% della popolazione nella fascia fra 15 e 64 anni, rispetto al 6,5% del 2024 e all’8,1% del 2023. Bene, verrebbe da dire. Fino a un certo punto. Innanzitutto, si tratta del valore più alto fra tutte le province del Veneto, che ha una media del 3,5%, pur cresciuto rispetto al 3% del 2024, seppur inferiore al dato medio nazionale che è pari al 6,3%. Non solo, ma tasso di disoccupazione misura le persone che cercano lavoro: è, dunque, un bene se questo numero si assottiglia perché le persone trovano lavoro, non se le persone rinunciano proprio a cercarlo.
Che è quello che accade in provincia di Rovigo, visto che la quota di occupati, sempre nella fascia di età 15-64, è passata dal 68,6% del 2024 al 66,8% del 2025, allontanandosi dal 69,3% di media veneta pur rimanendo sopra il 62,5% nazionale. Se calano sia gli occupati che i disoccupati significa che cresce il numero di inattivi, che, infatti, passa dal 26,6% al 29,6%. Praticamente un polesano su tre in età da lavoro non cerca un lavoro. Un dato che deve far riflettere, seppur non troppo lontano dalla quota di inattivi a livello regionale, 28,2%, e ben al di sotto della media nazionale, il 33,3%.
Un altro aspetto da valutare attentamente sono le differenze di genere sul fronte occupazionale.
Se, infatti il tasso di occupazione maschile nella fascia 15-64, in provincia di Rovigo è pari al 79%, quello femminile è al 54,2%. Così come il tasso di disoccupazione maschile è al 2,7%, vicino al 2,1% di media regionale e molto lontano dal 5,3% nazionale, mentre quello femminile è all’8,5%, molto più alto del 6,4% nazionale e ancor più rispetto a quello regionale del 5,3%.
E lo squilibrio è tanto più forte se si va a guardate il tasso di inattività, che fra gli uomini polesani si ferma al 18,8%, mentre fra le donne arriva al 40,8%. Non solo, ma il tasso di inattività maschile cala in Polesine rispetto al 19,6% del 2024 e al 20% del 2023, attestandosi addirittura sotto la media regionale pari al 20,7%, con la media nazionale al 24,6%, mentre quello delle donne polesane aumenta nettamente rispetto al 33,8% del 2024 e si allontana dalla media regionale, pari al 35,9%.
“Nel complesso del 2025 in provincia di Rovigo - si legge nel report - si contano 38.700 nuovi rapporti di lavoro, in diminuzione del -7% rispetto al 2024 (41.800). Il calo riguarda tutti i macro-settori. Nel macro-settore secondario (8.600 assunzioni, -6%), le variazioni negative sono diffuse pressoché a tutti i comparti, in particolare nell’industria della chimica-plastica; il terziario (21.800, -8%) risulta penalizzato dalla logistica (-25%), dagli altri servizi (-12%) e dai servizi alla persona (-11%), mentre nel commercio e tempo libero, in particolare nei servizi turistici, le assunzioni crescono (+13%); la domanda di lavoro in agricoltura cala del -8% (8.300). Il bilancio occupazionale del 2025 è negativo per -490 posizioni e risulta in netto peggioramento rispetto al 2024 (+1.600) per effetto soprattutto della perdita di posizioni in agricoltura (-600) e del ridimensionamento del saldo positivo nei servizi (+200), condizionato dal bilancio meno favorevole della logistica. L’industria registra un saldo lievemente negativo (-90), in linea con l’anno precedente; il metalmeccanico si distingue mostrando segni di miglioramento”.
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