VOCE
LAVORI
26.03.2026 - 08:00
Entro l’estate l’ex ospedale Maddalena sarà reso operativo con il trasferimento dei primi servizi comunali destinati a “dimorare” alla nuova sede. Saranno, in particolare, gli uffici dei tributi attualmente collocati in alcuni spazi della palazzina di via della Resistenza di proprietà di Iras, dunque in affitto, a traslocare in Commenda. E l’operazione potrebbe avvenire già entro il prossimo luglio. Più avanti poi, potrebbe essere anche il settore dell’urbanistica a cambiare casa, passando dalla sede di via Badaloni, che è comunque di proprietà comunale, al palazzo storico riqualificato. Su questo spostamento, però, sono in corso delle valutazioni da parte dell’amministrazione comunale e, dunque, il trasloco potrebbe avvenire più in là nel tempo rispetto a quello degli uffici dei tributi.
Intanto, nell’ex ospedale stanno proseguendo gli interventi di riqualificazione ormai arrivati agli sgoccioli, nonostante i numerosi imprevisti che hanno segnato le fasi dei lavori. La data tassativa di chiusura del maxi cantiere, fissata per il 24 maggio prossimo come affermato dall’assessore ai lavori pubblici Lorenzo Rizzato in più occasioni, è confermata: il recupero procede in modo spedito secondo il cronoprogramma e, dunque, nel giro di due mesi la ristrutturazione sarà terminata. A seguire, si aprirà la fase dedicata al collaudo delle opere e alla pulizia dell’immobile e, una volta terminata questa incombenza, l’ex Maddalena potrà tornare a vivere.
In tutto questo, l’amministrazione dovrà nel frattempo dare corso ad un altro passaggio importante che è necessario per concludere i lavori, ovvero dovrà “sborsare” ulteriori 600mila euro, che saranno stanziati con la destinazione dell’avanzo libero, che andranno ad aggiungersi ai 600mila già stanzianti nei mesi scorsi. Sì, perché come detto il progetto di recupero ha incontrato numerosi imprevisti. Imprevisti che per palazzo Nodari si sono tradotti in una serie di varianti dall’ammontare complessivo di 1,2 milioni (1.264.766,70, per la precisione) che il Comune ha dovuto pagare di tasca propria perché il finanziamento da 13,5 milioni che Rovigo ha ottenuto dal “bando periferie” della Presidenza del Consiglio dei ministri non sono bastati a far fronte all’intero recupero e alle criticità emerse a cantiere avviato. Criticità che hanno comportato la realizzazione di opere non previste “in quanto affette da errore di valutazione dello stato di fatto durante la progettazione”.
Dunque, è stato dato corso ad un elenco di 16 interventi eseguiti “in quanto necessari per garantire il proseguo dei lavori” dall’ammontare complessivo di oltre 1,2 milioni. Tra questi interventi, i più onerosi sono stati: la bonifica delle tubazioni impiantistiche del piano interrato per la presenza di amianto per 500mila euro, la sostituzione di parte della copertura per 242mila euro, delle lavorazioni riguardanti la facciata del blocco nord per 120mila euro oltre a demolizioni, prove di carico, bonifica dell’amianto, realizzazione di cordoli strutturali e via dicendo.
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