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emergenza granchio blu

"Usiamolo come cibo per gatti". E scoppia il caso

"Così squalificate una eccellenza gastronomica"

Granchio blu: "A rischio 1.500 imprese"

Preg.mo ,

Preg.mo Commissario Straordinario per il Granchio Blu                                                        Enrico Caterino,

Preg.mo Presidente della Regione Veneto                                                                                Alberto Stefani,

Preg.mo Assessore all’agricoltura e pesca della Regione Veneto                                          Dario Bond,

Preg.mo Direttore di Veneto Agricoltura                                                                                   Federico Caner,

 

"Apprendiamo con profondo rammarico, da recenti comunicati e dichiarazioni istituzionali relative al granchio blu, di un suo paventato utilizzo non alimentare in Veneto e in Italia, e riteniamo doveroso esprimere la nostra posizione come imprese del settore ittico e della produzione e trasformazione alimentare. Non riusciamo a comprendere come non possano venire valorizzate le aziende che, per prime e da anni, hanno iniziato a lavorare per una soluzione concreta del problema, impegnandoci autonomamente e senza aiuti pubblici nella valorizzazione del granchio blu come prodotto gastronomico e commerciale".

E' la protesta, formale, che le imprese e associazioni: Granchio Blu Delta, Artusi Pastificio Italiano, Eccellenze Venete, Ass. Cultura & Cucina,  Festival della Cucina Veneta, Festival della Cucina Sostenibile, hanno indirizzato al ministro dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste Francesco Lollobrigida, al commissario straordinario per il Granchio Blu                 Enrico Caterino, al Presidente della Regione Veneto Alberto Stefani, all'assessore all’agricoltura e pesca della Regione Veneto  Dario Bond e al direttore di Veneto Agricoltura Federico Caner.

"Abbiamo investito risorse economiche, tempo e credibilità, portando questo prodotto - demonizzato sbrigativamente per ignoranza e/o malafede - e introducendolo nel settore della ristorazione e del commercio, anche internazionale - prosegue la segnalazione - Riteniamo che il granchio blu possa tuttora avere un importante risvolto commerciale nel settore Ho.re.ca. e della grande distribuzione organizzata, sia italiana che straniera, se solo non fosse stata condotta negli ultimi anni una feroce campagna comunicativa. La comunicazione di alcuni soggetti consortili coinvolti è risultata spesso denigratoria nei confronti del prodotto, raccontato al consumatore in modo errato e presentato esclusivamente come problema e non come opportunità (e mai come una vera e propria risorsa alimentare)".

"Ancor oggi si persevera purtroppo su questa strada promuovendone l’utilizzo come “pet food” o fertilizzante: questo tipo di comunicazione crea ulteriore confusione nel consumatore e contribuisce a trasformare una materia prima alimentare in un prodotto percepito come di scarso valore commerciale, rendendolo di fatto invendibile sul mercato alimentare nazionale in larga scala. Come aziende italiane e venete chiediamo che questa materia prima venga valorizzata in modo corretto, con una strategia chiara e una comunicazione corretta che lo identifichi come prodotto alimentare e risorsa economica per il territorio, la pesca e la trasformazione".

"Stiamo parlando infatti di un’eccellenza gastronomica (basti pensare alle 'moeche') che gli Chef e i critici gastronomici italiani più blasonati (Bottura, Corelli, Borghese etc.) hanno compreso, apprezzato e portato sulle proprie tavole. E allora perché non comunicare questo messaggio a favore del mondo della gastronomia? Andando ad aggiungere così un ulteriore tassello al meritato riconoscimento ottenuto il 10 dicembre 2025: dove la cucina Italiana è stata ufficialmente iscritta nella lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell'Umanità UNESCO. L’utilizzo del granchio blu in cucina è – infatti – un perfetto esempio di sostenibilità economica e una best practice anti-spreco del cibo".

"Diversamente, se non vi fosse una reale e genuina volontà di sviluppare una filiera alimentare italiana del granchio blu, chiediamo alle istituzioni di fare definitiva chiarezza per non generare ulteriore danno e nocumento alle nostre imprese. In assenza di una strategia commerciale e di valorizzazione, diventa inutile continuare a investire su una materia prima che rischia di essere resa invendibile dalle stesse istituzioni che dovrebbero sostenerne lo sviluppo. Annullando così, ad opera delle stesse Istituzioni, la possibilità di alimentare l’economia di un vasto territorio anche sotto il profilo turistico, mettendo in gioco ogni giorno, il lavoro di molte famiglie ancora in grosse difficoltà".

"Le nostre imprese non possono investire, sviluppare valore aggiunto per il territorio se contemporaneamente il prodotto viene comunicato al pubblico come scarto, fertilizzante o mangime per animali".

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