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Mancano 122 medici di famiglia

Situazione critica

Mancano 122 medici di famiglia

In Polesine non solo mancano i medici ospedalieri, perché al primo gennaio scorso l’Ulss 5 ne aveva alle proprie dipendenze dirette 478 rispetto ai 634 previsti dalla pianta organica, ma anche 122 medici di famiglia. O, per meglio dire, medici del ruolo unico di assistenza primaria. E’ quello che emerge dall’ultima ricognizione del fabbisogno di incarichi dell’Ulss per quanto riguarda la medicina territoriale. Nel 2019 le “zone carenti” erano appena 20.

Ora ne mancano 37 nell’Aft, Aggregazione funzionale, Rovigo 1 che raggruppa il capoluogo e anche Boara Pisani, Costa di Rovigo, San Martino, Villadose, Ceregnano, Gavello; 12 nell’Aft Rovigo 2 che comprende Villamarzana, Arquà, Frassinelle, Polesella, Bosaro, Guarda, Canaro, Crespino, Villanova Marchesana, Pontecchio; 13 nell’Aft di Castelmassa, che comprende anche Bergantino, Castelnovo Bariano, Melara, Calto, Ceneselli, Ficarolo, Giacciano con Baruchella, Trecenta, Salara, Bagnolo di Po; 14 nell’Aft Badia 1, che oltre a Badia comprende Lendinara, Fratta, Lusia, San Bellino, Villanova del Ghebbo, Pincara; 12 nell’Aft Badia 2 che comprende Castelguglielmo, Canda, Fiesso Umbertiano, Occhiobello, Galba, Stienta; 9 nell’Aft Adria, con Pettorazza e Papozze; 9 anche nell’Aft Destra Po, che comprende Ariano, Corbola e Taglio di Po; 6 nell’Aft di Porto Tolle; 12 nell’Aft Sinistra Po, ovvero Rosolina, Porto Viro, Loreo.

Un numero decisamente alto, pari, fra l’altro, al numero di medici di medicina generale attivi sul territorio. Questo significa che, in pratica, manca un medico su due.

Tuttavia, questo numero va preso “con le pinze”, è proprio il caso di dirlo. Innanzitutto, si tratta di un numero analogo a quello dello scorso anno, perché la prima ricognizione delle zone carenti nel 2025 aveva individuato 123 medici mancanti, che si sono poi ridotti a 119. Non solo, ma va poi rimarcato che il calcolo viene effettuato sulla base del “massimale ideale”, ovvero di 1.200 assistiti per medico, mentre la realtà, purtroppo, è di una media di ben oltre i 1.600 per medico. Secondo l’ultimo rapporto “Cure Primarie nella Regione Veneto” realizzato dall’Ires, l’Istituto di ricerche economiche e sociali del Veneto, nel 2024 ogni medico polesano aveva 1.641 assistiti, numero più alto di tutte le province venete con la media regionale, già la seconda più alta in Italia, a 1.551 pazienti per medico.

Proprio nei giorni scorsi la Fondazione Gimbe ha rilanciato il tema, rilevando come “secondo i dati Sisac, al primo gennaio 2025 i 36.812 medici di medicina generale avevano in carico oltre 50,9 milioni di assistiti, con una media di 1.383 assistiti per medico e marcate differenze regionali: dai 1.153 del Molise ai 1.533 della Lombardia”. Seguita proprio dal Veneto con 1.526. E, secondo l’analisi Gimbe, in Veneto mancano 747 medici. E 469 andranno in pensione da qui al 2028. Il problema, generalizzato, è la mancanza di attrattività della professione, perché anche le borse per il Corso di Formazione Specifica in Medicina Generale messe a bando non sono state tutte assegnate.

C’è poi un terzo importante aspetto da considerare: i 122 medici che mancano all’appello non sono “medici di medicina generale” in senso tradizionale, ma “medici del ruolo unico di assistenza primaria”. E la differenza non è solo lessicale, ma proprio di funzioni. Perché quelli che furono medici condotti, poi medici di famiglia, infine medici di medicina generale, sdoppiano il proprio ruolo, perché una quota del loro tempo sarà sì dedicata ai propri assistiti, mentre un’altra alla presenza nelle nuove strutture previste dal Decreto 77 del 2022 e finanziata dal Pnrr, le Case della comunità.

Come ben spiegato dall’Ires, infatti, “a partire dal 2025 si è definito il ruolo unico che integra i medici di assistenza primaria e quelli di continuità assistenziale (ex guardia medica), consentendo loro di svolgere sia attività a ciclo di scelta (con pazienti assegnati) sia attività oraria (in strutture pubbliche). In particolare si prevede che: ogni medico di medicina generale è tenuto a mettere a disposizione dell’Ulss 38 ore settimanali, suddivise tra attività ambulatoriali, domiciliari e di continuità assistenziale. Questo monte ore può essere modulato in base al numero di pazienti assistiti, fino a un massimo di1.500. I medici operano all’interno delle Aft e delle Case della Comunità, collaborando con altri professionisti sanitari per garantire un’assistenza integrata e continua. Oltre alla cura dei pazienti, i medici del ruolo unico partecipano a programmi di prevenzione, telemedicina, vaccinazioni e assistenza domiciliare, contribuendo a una gestione più efficiente delle risorse sanitarie”.

Fatte queste premesse, resta comunque il fatto che in provincia di Rovigo i medici mancano. E fra 2021 e 2024 è stata la provincia veneta che ha fronteggiato l’emorragia più violenta di camici bianchi, con un calo del -26%, oltre il doppio della già pesante media veneta, -11% del Veneto, passando da 166 medici a 123.

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