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LA STORIA

Q200,“Qui, le basi del domani”

Alla scoperta del complesso tra università, laboratori internazionali e nuovi cantieri

Braccia, gambe, mani e piedi d'acciaio, occhi di vetro e ghisa, laterizi rossi come vestito: sembra la sceneggiatura di un risveglio alla “metrpolis”, ed invece è la ri-nascita del polo industriale più importante della città. Da zuccherificio a zona espositiva, fino al trampolino di lancio per un progetto che mira a farne il primo campus urbano diffuso a livello italiano.

Q200 Censer è un investimento nel e per il territorio, una fucina che scruta il passato e lo rielabora sui binari della sostenibilità sociale. È questo l'orizzonte, anzi, l'orbita d'azione (sì, perché anche l'universo spaziale ha un ruolo qui) della Fondazione Cariparo, a partire dal 2021, socio di maggioranza del complesso, noto ai più, anche famigliarmente, come il Censer.

E a raccontare la nuova narrazione che ha già preso piede nei 200mila metri quadrati del quartiere, sono proprio loro: le 2000 persone che ogni giorno, tra dipendenti, studenti, ricercatori, lavoratori e ospiti, varcano le soglie dell'antica fabbrica. “Qui convivono tre realtà, tre filoni fondamentali; – racconta Daniele Perazzolo, amministratore unico di Q200 Censer - la prima è quella della formazione, con l'Università di Padova, l'Enaip e l'Its Marco Polo. La seconda è quella della ricerca e dell'innovazione, con Adriatic Lng, il laboratorio del telescopio spaziale Comet, quello 'Tesi' (UniPd), quello delle prove alle reazioni al fuoco, 'T2i incubatore certificato d'impresa', Popolab, Puam-studio associato, Itsensor, 'La fabbrica dello zucchero' e 'Fondazione oggi e domani'. La terza, infine, è l'anima congressuale e espositiva”. Ma è attraversando gli spazi, eredità del grande progetto costruttivo targato 1911, che ci si rende conto della pluralità d'uso: a intersecarsi nella vita lavorativa delle start up ospitate, si mescolano le voci dei tanti studenti che, fin dalle 8, iniziano ad arrivare. Tra chi raggiunge le scuole di formazione, chi le aule studio e la biblioteca, c'è il folto numero degli universitari intenti ad arrivare al “Cubo”, la sede decentrata dell'Università di Padova, nel Consorzio Università Rovigo (Cur).

Lì, oltre ai corsi dell'offerta formativa, trovano spazio le aule al piano interrato per i laboratori di infermieristica. Tra lo studentato, appena accanto, le aule a disposizione per lo studio individuale o di gruppo, fino a nuovi arredi urbani che incorniciano la piazzetta di fronte allo stabile, c'è l'attenzione al garantire a 360 gradi l'esperienza universitaria. Ecco quindi il servizio mensa offerto dal ristorante “da Mino”.

Tra le novità in cantiere, continua Perazzolo: “L'arrivo del corso di laurea in scienze motorie. Questo ha già comportato l'avvio dei lavori per la costruzione delle nuove aule, di una palestra (divisa in campo di gioco e sala pesi) aperta non solo agli studenti e di un campetto dietro il 'Cubo' che sarà pronto a aprile”. L'ambito della ricerca, tuttavia, non si conclude qui, è in continua espansione, come testimonia, nei pressi della nuova palestra, anche il laboratorio di iper-velocità e propulsione aerospaziale, attualmente in costruzione, un servizio già presente a Padova che si sposterà dalla città patavina a qui. Ad essere interessati al progetto, con un investimento complessivo che supera i dieci milioni di euro, anche tutti gli arredi esterni, la cartellonistica e le segnalazioni visive che identificano padiglioni e sale, insieme alla piazzetta centrale, con postazioni di ricarica per gli studenti e una nuova fontana pavimentale a zampilli.

Proprio quest'ultima, come tutta l'area è illuminata grazie a un nuovo sistema di luci, capaci di risaltare le peculiarità dei fabbricati. Nelle ore notturne, inoltre, continua l'amministratore, è attivo il servizio di vigilanza Civis, sinonimo di un bene tutelato anche per i ragazzi che risiedono stabilmente nello studentato.

“Abbiamo rivolto l'attenzione anche al consumo energetico: quando siamo arrivati, venivano impiegati 6 megawatt di gas, ora abbiamo ottimizzato un percorso sostenibile grazie all'installazione di pannelli fotovoltaici”. Tra gli investimenti, figurano anche quelli destinati alla sala conferenze: “Con circa 200mila euro impiegati in tecnologia, con 500 posti a sedere e una reception completamente rinnovata, fruibile e agevole per garantire appieno l'esperienza congressuale. “La filosofia è quella di offrire un'esperienza, non una grande azione commerciale - conclude Perazzolo - una prosecuzione della creazione di valore per questo territorio. Da sito produttivo di un certo tipo, fieristico e espositivo poi, ora diviene un luogo con una nuova vita. Questo luogo è sempre stato uno spazio che ha prodotto valore per il territorio. Fondazione Cariparo vuole continuare su questa linea, certi che l'eterogeneità del complesso e delle realtà che qui vivono pienamente, lo rendano un unicum.

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