VOCE
L’analisi
28.03.2026 - 20:35
“I 3 miliardi previsti rischiano di non essere sufficienti a scongiurare una crisi economica e sociale”
“Le imprese del Veneto dovrebbero sostenere 1,1 miliardi di costi aggiuntivi, mentre alle famiglie della nostra regione ne verrebbero imputati 577 milioni: si tratta di una vera e propria stangata, con il rischio concreto di mettere sotto pressione i bilanci domestici e la tenuta finanziaria di molte aziende”. A lanciare il grido d’allarme sulle ripercussioni dei rincari delle bollette è la Cgia di Mestre.
“A un mese dall’inizio del conflitto in Medio Oriente – si rimarca - i mercati energetici hanno già reagito con forza: il prezzo del gas è aumentato di 26 euro per MWh (+81%), mentre quello dell’energia elettrica è salito di 41 euro per MWh (+38%). Un’evoluzione che, inevitabilmente, si rifletterà sulle bollette, con prospettive tutt’altro che rassicuranti”.
Secondo le stime dell’Ufficio studi della Cgia, ipotizzando che nel 2025 e nel 2026 i consumi delle famiglie e delle imprese venete siano in linea con quelli registrati nel 2024, ultimo anno in cui i dati sono disponibili, i rincari previsti per quest’anno rispetto al 2025 potrebbero raggiungere complessivamente poco meno di 1,7 miliardi di euro. Le previsioni dei costi per il 2026 sono state calcolate considerando un prezzo medio (per l’intero anno) dell’energia elettrica di 150 euro per MWh e di 50 per il gas, rispettando la proporzione di 3 a 1 tra i due prezzi così come verificatosi mediamente nel triennio 2023-2025.
La Cgia precisa che “l’aumento dei costi energetici per le imprese risulterà meno che proporzionale rispetto alla variazione dei prezzi della borsa energetica in quanto l’aumento del prezzo della materia prima non impatta su tutto il costo complessivo della bolletta. che comprende anche costi di commercializzazione, trasmissione, oneri, tasse, margini, eccetera. E dunque, rispetto ad un’ipotesi di aumento del prezzo della materia prima del 29%, stimato per il 2026 rispetto al 2025”.
Inevitabilmente, l’impatto sarà particolarmente pesante per il sistema produttivo. “Il quadro, tuttavia, non è ancora compromesso”, precisa la Cgia.
Ovviamente, molto dipenderà dalla durata del conflitto, dalla sua intensità e da un eventuale allargamento del teatro di guerra: “La situazione, seppur preoccupante, è comunque molto diversa da quanto successe qualche mese dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Se nel 2022 la media del prezzo del gas toccò i 123,5 euro per MWh, il prezzo dell’energia elettrica si stabilizzò addirittura a 303 euro per MWh; oggi, nonostante i forti rialzi avvenuti nelle ultime settimane, il gas è quotato a quasi 58 euro per MWh e l’energia elettrica supera i 148 euro per MWh”.
Le famiglie e le imprese più penalizzate dal rincaro delle bollette saranno quelle situate nelle regioni più popolose e con una maggiore concentrazione di attività economiche, visto che il calcolo della Cgia è di moltiplicare i rincari per i consumi reali in valore assoluto: “Rispetto al 2025, quest’anno il caro energia colpirà soprattutto la Lombardia, che dovrebbe registrare un aumento complessivo dei costi pari a 3,4 miliardi di euro. Seguono il Veneto e l’Emilia-Romagna, entrambe con un aggravio stimato attorno a 1,7 miliardi, il Piemonte con 1,3, la Toscana e il Lazio ciascuno con circa un miliardo. Analizzando i dati per tipologia di utenza, emerge che a sostenere l’impatto maggiore saranno le imprese: per quelle lombarde l’aumento delle bollette di luce e gas ammonterà a 2,3 miliardi di euro. A distanza seguono le aziende dell’Emilia-Romagna e del Veneto, entrambe con circa 1,1 miliardi e quelle piemontesi con 879 milioni. Per quanto riguarda le famiglie, invece, le più colpite saranno ancora una volta quelle lombarde, con un rincaro complessivo stimato in 1,1 miliardi di euro. Seguono le famiglie venete con 557 milioni, le emiliano-romagnole con 519 e laziali con 453”.
Una situazione alla quale non si può assistere passivamente: “Qualora nelle prossime settimane la situazione in Medio Oriente dovesse deteriorarsi - nota la Cgia - appare evidente che l’Unione Europea e il Governo italiano saranno chiamati a intervenire con misure mirate al contenimento degli aumenti. Sebbene il contesto attuale risulti diverso rispetto a quello registrato nel primo mese del conflitto in Ucraina, non si possono trascurare i potenziali effetti di un eventuale prolungamento delle ostilità con l’Iran.
Ecco, allora, la domanda posta dall’associazione degli artigiani: cosa deve fare il Governo? “Dopo lo scoppio della guerra in Ucraina - si spiega - i governi che si sono succeduti, prima quello guidato da Draghi e poi quello presieduto dalla Meloni, sono intervenuti per contenere l’impatto dell’aumento dei costi energetici. In particolare, hanno azzerato temporaneamente gli oneri di sistema nelle bollette di luce e gas, sia per le famiglie sia per le imprese. Parallelamente, è stata innalzata la soglia Isee, così da ampliare la platea delle famiglie economicamente più fragili in grado di beneficiare di aiuti, mentre per le imprese sono stati introdotti crediti d’imposta. Inoltre, è stata concessa a tutti i clienti la possibilità di rateizzare i pagamenti delle bollette. Ricordiamo che molte di queste misure sono già incluse nel decreto bollette, la cui approvazione definitiva è attesa per la prossima settimana. Tuttavia, appare indispensabile rafforzare le risorse stanziate, poiché i 3 miliardi di euro previsti rischiano di non essere sufficienti a scongiurare che un eventuale shock energetico si traduca in una crisi sociale ed economica di vasta portata”.
E l’Unione europea, cosa può fare? “Come già accadde nel 2022 – è la risposta - quando il prezzo medio annuo del gas superò i 120 euro al MWh e quello dell’energia elettrica addirittura i 300 euro, torna oggi necessario un intervento dell’Unione Europea. Un’azione capace di mettere i Paesi membri nelle condizioni di attenuare, almeno temporaneamente, l’impennata dei prezzi energetici, sospendendo le regole fiscali del patto di Stabilità. Allora le misure non mancarono: fu consentita la riduzione dell’Iva sulle bollette, venne introdotto un tetto al prezzo del gas che contribuì a frenare la corsa al rialzo e si istituì un contributo di solidarietà sugli extraprofitti delle grandi multinazionali del petrolio, del gas e del carbone. Resta infine sul tavolo una misura molto discussa, ma mai davvero attuata: il disaccoppiamento tra il prezzo del gas e quello dell’energia elettrica, un intervento che molti ritengono ormai necessario per rendere il mercato meno esposto a shock così violenti”.
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