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Il dramma

Sciatore muore travolto dalla valanga

Fuoripista fatale nella cornice dello Zillertal per un 41enne sugli sci

“Un passo dietro la cresta”: la valanga sul Marchkopf che ha spezzato la vita di un 41enne vicentino

Il fuoripista nella cornice dello Zillertal si è trasformato in tragedia sul finire di marzo: ricostruiamo cosa è successo il 28 marzo sul Marchkopf, chi era la vittima, perché quel pendio è insidioso e quali lezioni concrete lascia agli appassionati di montagna

All’ultimo cambio di luce, quando il bianco della neve vira in argento e la linea di cresta del Marchkopf sembra a portata di mano, una tavola di neve ha ceduto. In circa 100 metri di dislivello sotto la vetta, lungo un pendio frequentato dagli amanti del fuoripista dello Zillertal, una valanga ha interrotto di colpo una discesa che pareva iniziata come tante. A perdere la vita è stato Federico Giubilato, 41 anni, di Bassano del Grappa. L’incidente è avvenuto nel pomeriggio di sabato 28 marzo, sul versante austriaco del Tirolo, in un’area nota per itinerari spettacolari ma complessi da leggere quando il manto nevoso è eterogeneo. Con lui c’era la compagna: secondo le prime ricostruzioni, la valanga si è staccata mentre la coppia sciava in fuoripista, rotolando a valle con violenza.

Le ore successive hanno visto l’immediata attivazione dei sistemi di soccorso in quota e l’ennesima pagina amara di una stagione segnata, sulle Alpi, da condizioni nivo-meteorologiche a tratti instabili e da una sequenza di incidenti che ha messo a dura prova le squadre di Bergrettung, gli elicotteri sanitari e i tecnici del Lawinenwarndienst Tirol. In questo approfondimento ricostruiamo con rigore i fatti essenziali, contestualizziamo il quadro della pericolosità valanghiva a fine marzo e offriamo alcuni strumenti pratici perché chi ama la montagna possa farlo con consapevolezza.

Secondo le informazioni sin qui disponibili, la valanga si è originata circa 100 metri sotto la sommità del Marchkopf (quota di vetta attorno ai 2.499 metri), in un tratto dove la pendenza s’intensifica e il passaggio dalla dorsale ai versanti sottovento può nascondere disomogeneità del manto. In giornate di vento e rigelo, qui è frequente la formazione di placche a vento: infrastrati duri e fragili appoggiati su livelli più deboli. La coppia stava sciando in fuoripista: un aspetto centrale perché, fuori dall’ambito delle piste battute e monitorate, si entra nel dominio della gestione autonoma del rischio. Su questi pendii, anche un singolo passaggio può bastare a “innescare” un lastrone. Il distacco è avvenuto in cresta o immediatamente sotto, luogo classico per gli anelli di carico e i cambi di spessore della neve: un passo di troppo sul lato “sbagliato” basta spesso a imprimere lo sforzo critico alla lastra.

La Bergrettung e gli equipaggi di elisoccorso hanno operato con i protocolli standard per valanga: sorvolo, sondaggio rapido, unità cinofile, scansione Recco e—laddove presenti—ricerca ARTVA. In contesti come quello del Marchkopf, incisi da canaloni e “schiene” di vento, il deposito può presentare spessori irregolari e velocemente compattati, complicando il recupero.

Fonti di contesto sulle condizioni generali di pericolo valanghe in Tirolo a fine stagione 2025/26 confermano che tra gennaio e febbraio il grado 3 (marcato) e, in alcune fasi, il grado 4 (forte) sono stati frequenti su diversi comprensori, con un “problema di neve vecchia” ricorrente e diffuso nelle Alpi di Tux e nelle adiacenze. L’insieme di episodi, alcune giornate con più valanghe simultanee e interventi massivi dei soccorsi testimoniano un quadro operativo teso e impegnativo per tutte le organizzazioni di soccorso. Queste informazioni non spiegano da sole l’incidente del 28 marzo 2026, ma aiutano a leggere il contesto: una stagione con strati deboli persistenti intermittenti, alternanze di nevicate e vento e finestre di rigelo disomogenee.

La vittima è Federico Giubilato, 41 anni, cittadino di Bassano del Grappa. Dalle cronache locali emergono tratti di una biografia normale e appassionata di montagna. Il profilo che se ne ricava è quello di un frequentatore delle terre alte attratto dal fuoripista, pratica che—anche quando affrontata con preparazione—rimane inevitabilmente esposta alla variabilità del manto nevoso. È nel rispetto della sua memoria e del dolore dei suoi cari che qui evitiamo dettagli personali non strettamente necessari. Il dato certo, riportato dalla stampa vicentina, è la sua identità, la provenienza e il luogo della tragedia.

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