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Barriere giù e andare oltre

Presentato il libro di Valeria Verdolini, che ha fatto "ritorno" a casa

Barriere giù e andare oltre

Sociologa e docente universitaria, Valeria Verdolini, originaria di Melara, vive e lavora da tempo a Milano. Per lei, un emozionante ritorno alle origini e ai volti, che hanno significato tanto nel suo percorso di formazione giovanile, in occasione della presentazione del libro “Abolire l’impossibile. Le forme della violenza, le pratiche della libertà” alla sala consiliare del comune di Castelmassa, gremita in ogni ordine di posti.

Introdotta dall’assessore alla Cultura e alle Pari Opportunità, nonché vicesindaco, Selene Ravagnani ed intervistata da Marcello Bardini, insegnante e giornalista, Verdolini ha spiegato di aver affrontato nel suo libro tematiche scottanti come confini, carcere, violenza e qualunque forma di limite, sottomissione o costrizione, ricordando i traguardi raggiunti in termini di abolizionismo della schiavitù o l’utopia – come l’ha chiamata – dello psichiatra veneziano Franco Basaglia e della legge 180 del 1978, che portò alla chiusura dei manicomi e alla fine della ospedalizzazione coatta. Abolire l’impossibile era il claim (come si usa dire ai giorni nostri) di Angela Davis, figura di riferimento, oggi 82enne, del movimento femminista afroamericano degli anni settanta del Novecento negli Stati Uniti.

Abolire - ha spiegato ancora Valeria Verdolini, presidente per la Lombardia di “Antigone”, l’associazione che si occupa dei detenuti - non significa creare tabula rasa, ma capacità di superare i cliché, superando il senso di impotenza e frustrazione nel definire nuove istituzioni attraverso la critica di realtà esistenti quali carcere, strutture di accoglienza-lager per migranti e forze di Polizia grazie a convergenze tra femminismo, marxismo, antirazzismo ed anticapitalismo. Abolire implica inoltre l’organizzazione di un cambiamento inteso come processo aperto ed incompiuto.

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