VOCE
ECONOMIA
30.03.2026 - 19:00
L’Italia rivede la propria strategia energetica e allunga i tempi dell’uscita dal carbone. Un emendamento della Lega al decreto Bollette, approvato alla Camera, sposta dal 2025 al 2038 la dismissione del combustibile fossile più inquinante, riaprendo un fronte politico acceso e riaccendendo il dibattito sulla sicurezza energetica.
La decisione arriva in un contesto internazionale segnato da tensioni geopolitiche e instabilità dei mercati. Secondo i promotori della modifica, il rinvio rappresenta una misura necessaria per garantire continuità alle forniture, contenere i costi per famiglie e imprese e preservare la competitività del sistema produttivo. La linea del governo punta a mantenere disponibili tutte le fonti energetiche nel breve periodo, senza escludere il possibile riutilizzo di impianti oggi inattivi.
Il carbone, tuttavia, ha ormai un ruolo marginale nel panorama energetico nazionale. I dati più recenti indicano una presenza ridotta, con una produzione limitata quasi esclusivamente alla Sardegna. I precedenti piani energetici prevedevano la chiusura completa delle centrali entro il 2025, con alcune eccezioni già calendarizzate per gli anni successivi.
L’ipotesi di riattivare impianti dismessi o in standby segna un cambio di passo rispetto agli impegni assunti negli ultimi anni. L’orientamento dell’esecutivo si inserisce in una strategia più ampia, che considera il carbone come risorsa di emergenza in una fase di forte pressione sui prezzi dell’energia e sulle forniture internazionali.
La scelta ha provocato reazioni immediate. Le opposizioni parlano di una svolta regressiva sul piano ambientale e accusano il governo di alimentare un dibattito fuorviante. Anche le organizzazioni ambientaliste contestano il provvedimento, sottolineando l’impatto elevato in termini di emissioni e i costi legati ai meccanismi europei di tassazione della CO₂, che ridurrebbero qualsiasi vantaggio economico.
Il confronto si estende anche al livello europeo. Mentre l’Italia valuta un ritorno temporaneo ai combustibili fossili, altri Paesi accelerano sulla transizione energetica. La Spagna, in particolare, ha scelto di rafforzare gli investimenti nelle rinnovabili e nell’elettrificazione, puntando a ridurre la dipendenza dalle importazioni di gas e petrolio.
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