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Adria

“Il made in Italy sia autentico”

Approvata dal consiglio comunale la mozione per “disarmare” i furbetti dei prodotti

“Il made in Italy sia autentico”

Un voto unanime per chiedere maggiore trasparenza sull’origine dei prodotti agroalimentari e per difendere il vero Made in Italy. Il consiglio comunale di Adria, nella seduta di martedì 24 marzo, ha approvato senza divisioni la mozione proposta dai capigruppo di maggioranza sulla disciplina dell’origine doganale dei prodotti agricoli e alimentari, accogliendo l’iniziativa promossa da Coldiretti.

A presentare la mozione è stata la consigliera Simonetta Farinelli, che ha spiegato come il testo sia stato fatto proprio dalla maggioranza condividendone “contenuti e valori”, con l’auspicio di un’ampia convergenza del Consiglio. Il documento punta a sollecitare una modifica del codice doganale europeo, in particolare dell’articolo 60 del regolamento UE 952/2013, oggi basato sul criterio dell’ultima trasformazione sostanziale del prodotto. Un meccanismo che consente, ad esempio, di importare materie prime dall’estero e, dopo una lavorazione minima in Italia, commercializzarle come prodotti italiani.

L’obiettivo è invece quello di introdurre come criterio principale la indicazione chiara del luogo di provenienza, per garantire una corretta informazione ai consumatori ed evitare ambiguità sull’origine degli alimenti.

Nel dibattito è intervenuto l’assessore Giorgio Crepaldi, che ha sottolineato l’importanza strategica della mozione: “La normativa sull’origine dei prodotti tutela tre aspetti fondamentali, ossia il consumatore, la salute pubblica e l’interesse economico di chi produce”.

Crepaldi ha evidenziato come il sistema Italia abbia tutto l’interesse a valorizzare la qualità delle proprie produzioni: “Un prodotto alimentare di qualità può valere anche il 30-40% in più. Il consumatore deve essere messo nelle condizioni di scegliere consapevolmente, sapendo davvero cosa compra”. Il riferimento è alle numerose situazioni in cui l’origine reale degli alimenti può risultare poco chiara, nonostante il rispetto formale delle norme. Sulla stessa linea il vicesindaco Federico Simoni, che ha parlato di una vera e propria distorsione del mercato: “Si crea concorrenza sleale quando si importano materie prime a basso costo, come grano canadese o pomodoro cinese, che poi vengono lavorate in Italia e vendute come prodotti italiani”. Una pratica che penalizza gli agricoltori locali e riduce la competitività delle produzioni nazionali. “Il falso Made in Italy nel mondo - ha ricordato Simoni citando dati Coldiretti - vale circa 120 miliardi di euro. È evidente quanto sia importante tutelare le nostre eccellenze”.

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