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Il caso

Modigliani, torna sul mercato "Jeune femme brune": vale 13,3 milioni di euro

Ritirato da un’asta nel 1997 e rimasto per anni al centro di una complessa vicenda attributiva, eccolo ad Art Basel Hong Kong

Modigliani, torna sul mercato «Jeune femme brune»: ad Art Basel Hong Kong vale circa 13,3 milioni

A quasi trent’anni dalla sua controversa uscita di scena dal mercato, «Jeune femme brune» (1917-18) di Amedeo Modigliani riappare sotto i riflettori ad Art Basel Hong Kong 2026. L’opera è presentata da Pace Gallery con una richiesta di circa 13,3 milioni di dollari, una valutazione che, secondo quanto riportato, potrebbe essere la più alta dell’intera manifestazione.


Il ritorno in fiera segna un passaggio importante per un dipinto rimasto a lungo in una zona d’ombra, tanto sul piano critico quanto su quello giuridico. Oggi il quadro si presenta invece con una nuova attribuzione ufficiale e con un rinnovato interesse da parte dei collezionisti. A confermarlo è Marc Glimcher, amministratore delegato di Pace, che ha anche annunciato l’intenzione della galleria di portare nel corso dell’anno, in ogni grande appuntamento fieristico, un’opera di Modigliani inclusa nel nuovo catalogo ragionato curato nel 2025 dallo storico dell’arte Marc Restellini, che comprende 100 recenti attribuzioni.

La storia di «Jeune femme brune» resta però tutt’altro che lineare. Nel 1997 il dipinto fu ritirato da un’asta organizzata da Phillips dopo che Restellini aveva espresso riserve sulla possibilità di inserirlo nel catalogo ragionato allora in preparazione. Quel passaggio bastò a bloccare la vendita e ad aprire una lunga fase di incertezza. E questo nonostante un altro critico d'arte, Christian Parisot, ex presidente dell'Archivio Modigliani, ne avesse all'epoca certificato l'autenticità.

Il proprietario di allora, Moshe Shaltiel-Gracian, avviò un’azione legale contro il Wildenstein Institute di Parigi, istituto di ricerca legato alla famiglia Wildenstein e all’epoca coinvolto in una collaborazione con Restellini. La causa fu archiviata nel 2001, ma la tensione attorno agli studi su Modigliani riemerse negli anni successivi, fino a una nuova disputa legale nel 2020 tra Restellini e lo stesso istituto, poi chiusa con un accordo confidenziale nel 2025.

Un punto decisivo della vicenda riguarda proprio la posizione iniziale di Restellini. Lo studioso ha chiarito nel tempo di non aver mai definito il dipinto un falso, ma di aver ritenuto insufficienti le immagini disponibili all’epoca per formulare un giudizio attendibile. Solo in seguito gli è stato consentito di esaminare direttamente l’opera.

Da lì, il lavoro di verifica si è basato su elementi scientifici e documentari. Lo studio dei pigmenti ha mostrato la compatibilità con quelli utilizzati in altre opere già riconosciute di Modigliani. A questo si è aggiunta una ricerca d’archivio che ha fatto emergere documenti relativi all’esposizione del quadro nel 1929 alle Leicester Galleries di Londra.

Secondo Restellini, l’insieme di questi riscontri rende ormai «impossibile» considerare il dipinto un falso. Proprio queste prove hanno portato all’inserimento definitivo dell’opera nel nuovo catalogo ragionato.



Nel volume in uscita, «Jeune femme brune» viene presentata come un caso esemplare di attribuzione complessa risolta attraverso l’incrocio tra analisi scientifica e documentazione storica. Resta ignota l’identità della modella, ma il ritratto mostra forti analogie con altre due opere che raffigurano giovani donne dai capelli scuri e dal taglio a caschetto. Le somiglianze nello sfondo, nell’acconciatura e nei dettagli dell’abito suggeriscono che possa trattarsi dello stesso soggetto, inserito in una serie coerente.

Anche la tecnica pittorica viene indicata come elemento di continuità: in particolare, il modo in cui la frangia è definita incidendo la superficie con il manico del pennello compare anche negli altri dipinti presi in esame. Un dettaglio che, insieme agli altri indizi, contribuisce a rafforzare l’ipotesi di una comune origine. Per il mercato, il ritorno di quest’opera non è soltanto la riemersione di un Modigliani a lungo controverso. È anche il segnale di come, in un settore dove autenticità, provenienza e bibliografia possono determinare il destino di un lavoro, una vicenda rimasta sospesa per decenni possa riaprirsi sulla base di nuove verifiche e ritrovati documentari.

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