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Un luogo libero e sicuro per i nostri ragazzi

Un momento importante a Sarzano

Un nuovo spazio per i giovani, libero, accogliente e soprattutto “non prestazionale”. È stato inaugurato lunedì sera al Centro Giovanile Don Bosco di Sarzano il progetto “Vivi al Centro!”, promosso dalla parrocchia guidata da don Christian Malanchin insieme a una rete di realtà del territorio.

L’iniziativa nasce da un bisogno concreto: offrire ai ragazzi un luogo dove stare senza pressioni. In una frazione di circa 2500 abitanti, priva di una vera piazza, il centro giovanile punta a diventare proprio quel punto di riferimento capace di unire, accogliere e creare relazioni. Un luogo semplice, ma pensato per rispondere a una solitudine spesso silenziosa.

“Se guardiamo la realtà dei nostri ragazzi – ha spiegato don Christian durante la presentazione – ci accorgiamo che quasi tutti i luoghi chiedono qualcosa in cambio: una prestazione, un risultato. Manca invece un posto dove un giovane possa semplicemente essere sé stesso, senza dover dimostrare niente”.

Da qui l’idea di uno spazio “gratuito” nel senso più profondo del termine: accessibile a tutti, ma soprattutto libero da aspettative. “Qui si potrà venire per fare due chiacchiere, giocare, studiare o anche semplicemente non fare niente. In un tempo in cui tutto è programmato, anche non fare niente insieme diventa prezioso”. Un’impostazione che mette al centro la persona prima delle attività.

Cuore del progetto sarà la presenza stabile di educatori, affiancati da una comunità di giovani già attiva in canonica, con l’obiettivo di costruire relazioni autentiche e quotidiane. “I ragazzi non hanno bisogno solo di attività – ha aggiunto il parroco – ma di persone significative, affidabili, che ci siano davvero per loro”. “Vivi al Centro!” coinvolge anche il Comune di Rovigo, cooperative, associazioni sportive e volontari, con il sostegno di Caritas e Bvr Banca Veneto Centrale. Non solo un servizio, dunque, ma un segno per tutta la comunità e un investimento sul futuro.

L’auspicio è chiaro: trasformare il centro in una nuova “piazza” per i giovani. “Che sia riempito di volti, risate e amicizie – ha concluso don Malanchin – e che diventi davvero casa”.

 

 

 

 

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