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MUSICA

Giovani al debutto con Mozart

Protagonisti anche Beethoven e l’inedito Grøndahl, con la direzione di Elisabetta Maschio

Giovani al debutto con Mozart

Non c'è due senza tre, nemmeno nel caso di Mozart. Dopo la prima della stagione con la sua esuberante e frizzantina “Così fan tutte”, e l'ultima sua opera, il celebre “Flauto magico”, andata in scena con successo proprio il fine settimana scorso, stasera il genio brillante e sregolato di Salisburgo torna sul palco del teatro Sociale come uno dei protagonisti del concerto sinfonico con l'orchestra del Conservatorio di musica Francesco Venezze diretta da Elisabetta Maschio. L'appuntamento, alle 20.30, si inserisce nel cartellone 25-26 e propone il debutto di tre giovani talenti del Venezze, vincitori della selezione che offre ai migliori allievi di esibirsi, insieme all'orchestra, su un rinomato palcoscenico italiano: Andrea Simone De Nicolò al pianoforte, Alessandro Fraccascia al trombone e Anna Odobashi al violino. Ad aprire la serata, come ha spiegato Maschio, Beethoven con il suo concerto in sol maggiore numero 4 opera 58 per pianoforte e orchestra. Lo stesso maestro di Bonn ebbe modo di incontrasi fugacemente con Mozart, per poi stabilirsi definitivamente a Vienna nel periodo dopo la morte di quest’ultimo. Per lui si aprì una stagione nuova nella quale “ricevere lo spirito di Mozart dalle mani di Haydn”, come scrisse il suo protettore, il conte Waldstein. Un legame che anche il concerto rodigino enfatizza, proponendo poi la composizione in la maggiore kv 219 per violino e orchestra proprio di Amadeus e la cosiddetta sinfonia “Jupiter” in do maggiore kv 551.

“In questo anno vi è una particolare focalizzazione sul repertorio classico viennese che ha dato modo di affrontare con gli studenti il linguaggio dello stile classico; uno stile trasparente con architetture periodiche e articolate che, nella suo senso di naturalezza e fluidità nasconde potenti sfide interpretative” ha commentato la direttrice d'orchestra. Tra eccezionalità di un repertorio difficile sì ma altrettanto virtuoso, anche un'influenza danese, quella puramente novecentesca di Grøndahl, con il suo concerto in fa minore per trombone e orchestra. Insomma, una texture di sonorità che convoglia talento, apertura e possibilità ai giovani verso un'unica grande performance, un mix che batte nell'anima; come ebbe a dire Goethe riferito a Mozart, “Una creazione dello spirito, ecco cos’è”.

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