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LA TRAGEDIA

Mamma e figlio morti nel laghetto: "Era introversa”

In via Spezieria marito, sorella e nonni sconvolti. I vicini: “Il piccolo aveva appena preso a camminare”

Mamma e figlio morti nel laghetto: "Era introversa”

“I nostri figli giocavano spesso insieme in cortile. Il bimbo aveva appena cominciato a camminare, prima appoggiato ai muri, poi, piano piano anche da solo. La vedevamo Yan Chen, andava a camminare spesso, a volte salutava e sorrideva, a volte no, sembrava persa”.

La corte di case in via Spezieria 52, a Presciane, è un esempio di convivenza multietnica. Nassan, un marocchino che vive con moglie e due bimbi minori a due passi dalla famiglia Chen, è triste e dispiaciuto. La sua bimba di quattro anni amava giocare con il piccolo Leo Chen Wang, che a 15 mesi mostrava tutta la sua voglia di vivere e di crescere.

Nella casa su due piani non rifinita, ma dignitosa, circondata dall’orto, la famiglia Chen vive da alcuni anni. Il capo famiglia, Guo Rui Chen, lavora nella campagna di Lusia, è distrutto dal dolore e con la moglie chiede solo silenzio e rispetto. Con loro vivevano Chen Yan, la figlia 38enne appena diventata mamma e il marito Zongbin Wang, che tuttavia lavora a Vicenza ed è spesso lontano da casa. Era via sabato 28 marzo, quando la normalità della famiglia è deflagrata con la notizia della morte di mamma e bimbo: entrambi annegati nel bacino di laminazione a un chilometro e mezzo da via Spezieria.

Verosimilmente Yan Chen ha percorso il tratto di strada a piedi, in ciabatte, spingendo il passeggino con dentro il piccolo Leo, la strada sterrata e priva di traffico veicolare che porta al bacino di laminazione della zona industriale. Qui ha tolto le scarpe al bimbo, poi la dinamica è ancora tutta da ricostruire, anche se tutto fa pensare a un gesto estremo, determinato dallo stato di depressione in cui la ragazza di 38 anni si trovava. La ragazza, aveva perso il lavoro due anni fa, prima era un’operaia del polo logistico di Amazon, che si trova a poche centinaia di metri da casa sua. Poi era rimasta incinta e non aveva ancora ripreso a cercare.

Sabato da Varese, dove abita con il marito, di origine italiana, si è precipitata la sorella di Chen Yan, Jin Jin che ha vissuto per anni a Castelguglielmo e qui è cresciuta con la sorella, ha frequentato le scuole e anche la squadra di pallavolo. Tanto estroversa Jin Jin, quanto introversa Yan. “Ma non ci aspettavamo nulla del genere”, sono disperati sorella, nonni e marito.

Jin Jin, con un mazzo di tulipani e l’opuscolo della domus Ferrari in mano, spiega che la loro famiglia è solida, che la Yan era sposata, con un marito e che “c’è un’inchiesta in corso, non possiamo dichiarare nulla”.

Dopo l’autopsia, il cui incarico verrà affidato oggi, i corpi di Yan e di Leo verranno cremati e le ceneri saranno l’unica consolazione per i nonni, che ora piangono una figlia e un nipotino e non si danno pace.

Ieri il sindaco di Castelguglielmo si è recato a trovare la famiglia per portare la solidarietà di tutto il paese ed è rimasto un’ora insieme a sorella, marito e genitori di Chen Yan: “Penso che abbia fatto loro piacere, si sono sentiti attorniati da una presenza che magari sfuggiva loro. Stanno maturando questa tragedia. Noi abbiamo dato tutta la disponibilità del nostro Comune. Nessuno di loro si aspettava una cosa del genere”.

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