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Polemiche per il prosecco conteso

Accordo con l’Australia divide il Nordest

Polemiche per il prosecco conteso

Il via libera all’intesa tra Unione Europea e Australia sul vino apre una frattura profonda tra i produttori veneti. Al centro della contesa c’è il riconoscimento delle indicazioni geografiche europee, tra cui il Prosecco, affiancato però dalla possibilità per Canberra di produrre e commercializzare un proprio “Australian Prosecco”, destinato al mercato interno e, in prospettiva, anche alla Nuova Zelanda dopo un periodo di transizione di dieci anni.

Una soluzione che inizialmente aveva raccolto un consenso prudente da parte dei consorzi, interpretata come un compromesso capace di limitare i danni grazie al blocco delle esportazioni. Ma nel cuore del distretto produttivo veneto emergono posizioni nettamente contrarie. Sandro Bottega, alla guida dell’omonima azienda vitivinicola, parla di minaccia concreta per il sistema italiano, denunciando il rischio di perdite economiche rilevanti e una pericolosa apertura a precedenti internazionali. Secondo l’imprenditore, la concessione agli australiani comprometterebbe l’esclusività del marchio, con effetti destinati a riflettersi sull’intero comparto.

La critica si estende anche al piano istituzionale. Per Bottega, la reazione italiana appare debole, soprattutto se confrontata con la rigidità adottata da altri Paesi nella difesa delle proprie denominazioni. Il timore è che l’accordo possa legittimare pratiche già diffuse, come l’uso improprio di nomi legati alla tradizione italiana, ampliando il fenomeno dell’imitazione sui mercati globali.

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