VOCE
Consiglio
31.03.2026 - 07:00
Sulle trivelle, tanto tuonò che piovve. Perché il copione andato in scena lunedì in consiglio comunale non è stato diverso da quello che si poteva immaginare alla vigilia della presentazione delle due mozioni, una dell’opposizione ed una, presentata successivamente in ordine di tempo, avanzata da FdI e condivisa da tutta la maggioranza. Alla fine, la mozione a prima firma Diego Crivellari (Pd) e Palmiro Franco Tosini (lista civica democratica inclusiva) che, senza troppi giri di parole, puntava a dire “no alle trivelle nel Delta del Po” è stata respinta dalla maggioranza: 16 i voti contrari contro 11 favorevoli compresi quelli di Cristina Folchini del gruppo misto e Antonio Rossini (Noi per Rovigo). Al che l’opposizione è uscita dall’aula: tutti tranne Folchini, che pure aveva votato con la minoranza. Assenti, tra gli altri, anche i tre consiglieri FdI vicini al presidente Mattia Moretto, ovvero Sara Moretto, Elena Pavan e Marco Venuto. E così in aula sono rimasti “solo” 17 votanti, tra i quali il sindaco Valeria Cittadin e il presidente con consiglio Mattia Moretto. Tanto è bastato per mantenere il numero legale e arrivare all’approvazione della mozione di maggioranza presentata dal capogruppo della Lega Riccardo Ruggero. Mozione che punta a far sì che il Comune “chieda maggiori tutele per il territorio polesano e appositi stanziamenti da destinare al contrasto della subsidenza”.
I voti favorevoli sono stati 16, contraria solo il consigliere Folchini che, comunque, nella discussione relativa alla precedente proposta aveva illustrato in modo dettagliatissimo e minuzioso i numeri della subsidenza e del costo dell’energia come motivazione al proprio voto favorevole al “no” incondizionato. Accorato e d’impatto è stato invece l’intervento di Tosini: “Stiamo scambiando la sopravvivenza millenaria della nostra terra con un afflato brevissimo di autonomia energetica di 6 o 7 mesi - ha affermato - Tutte le forze politiche del Polesine hanno già detto no, perché il Comune capoluogo deve restare nell’ombra di una ambiguità pericolosa? Non possiamo barattare la vita dei nostri figli e dei nostri nipoti per una manciata di metri cubi di gas, condannando il Polesine all’allagamento per i secoli a venire. Una voce sola dovrebbe alzarsi da quest’aula: il Polesine non si tocca”.
Anche il sindaco si è fatta sentire, ribadendo la propria posizione: “Sono in una coalizione di centrodestra, e a livello governativo, con i ministri Pichetto Fratin, Urso, Salvini, il governo Meloni ho avuto un confronto rispetto alle mie posizioni, perché non sono una mina vagante. Non è questo il luogo in cui si fanno delle mozioni che servono solo a dividere il consiglio. Se diciamo sempre no, al biogas, alle trivellazioni, al nucleare e no a tutto, questo territorio sarà un deserto, pieno di boschi, di verde e di aironi, ma un deserto. Ma se la scienza ci dà la possibilità di fare una riflessione, non possiamo farla? Questa maggioranza vuole semplicemente capirci un po’ di più, e se la cosa è nociva saremo i primi a dire no”. Infine, gli attacchi politici agli assenti da parte di Paolo Avezzù (Forza Italia): “L’assenza dell’opposizione e l’uscita dall’aula è un fatto politico gravissimo di poco rispetto nei confronti degli altri consiglieri ed è la conferma di una posizione ideologica che, come sempre, vuole dividere tra buoni e cattivi” e di Nello Piscopo (FdI): “Dispiace che non siano tutti presenti del nostro gruppo. Ne prenderemo atto per eventuali discussioni nel nostro partito. Questo non è un sì alle trivelle ma un ‘valutiamo’”.
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