VOCE
adria
01.04.2026 - 20:00
Corso Garibaldi non trova pace. A un anno dalla conclusione dei lavori, il principale intervento di rigenerazione urbana di Adria torna al centro delle polemiche, questa volta per le nuove alberature già in parte secche. Il nuovo affondo di Legambiente riaccende una vicenda che non si è mai davvero chiusa: quella della riqualificazione urbana finanziata dal Pnrr, un intervento da circa 3 milioni di euro che fin dall’inizio ha diviso la città.
L’associazione ambientalista denuncia oggi che una parte significativa delle piante sostitutive dei 62 pini abbattuti sarebbe già morta, mentre altre risultano danneggiate alla base del tronco, probabilmente a causa di manutenzioni eseguite in modo scorretto. Un esito che, secondo Legambiente, configura una doppia criticità: prima l’eliminazione di alberi maturi ritenuti sani, poi il fallimento della loro sostituzione. La polemica affonda le radici nel 2023, quando il progetto, inserito nel piano di rigenerazione urbana del Pnrr, prevedeva l’abbattimento dell’intero filare lungo il corso. Da allora il confronto è stato costante: il Comune ha motivato l’intervento con ragioni di sicurezza e gestione, mentre Legambiente e parte della cittadinanza hanno contestato la perdita di un patrimonio verde consolidato.
Nel 2024 la vicenda aveva portato anche all’assegnazione della “Bandiera Nera” al Comune, simbolo di una gestione giudicata poco trasparente e poco condivisa. Accanto al tema ambientale, negli anni si sono aggiunte altre criticità: dubbi sull’iter amministrativo e sulla gara, proteste per i disagi del cantiere durato oltre un anno, contestazioni di commercianti e residenti per viabilità e parcheggi ridotti. Più recentemente, alcuni residenti della via hanno avviato anche un contenzioso per il rumore dell’area giochi realizzata nell’ambito dello stesso progetto.
Il sindaco Massimo Barbujani respinge le accuse e contrattacca: “Alcune piante sono già state sostituite perché coperte da garanzia, altre necessitano di interventi specifici”, afferma. Poi l’affondo: “Mi preoccupa però questa indignazione selettiva. Legambiente non si è pronunciata quando sono stati abbattuti due alberi centenari all’asilo Magicabula, un edificio di cartapesta, che ci sta dando innumerevoli problemi per l’impiantistica e non solo”. Il sindaco rivendica anche i vincoli legati all’opera: “Questo progetto l’ho ereditato e ho dovuto portarlo avanti. Fermarlo avrebbe significato perdere 3 milioni di euro di finanziamento”. Corso Garibaldi doveva rappresentare il simbolo della rigenerazione urbana della città. Oggi, tra alberi morti, polemiche e contenziosi aperti, appare invece come un intervento che continua a dividere e a sollevare interrogativi, non più solo sulle scelte iniziali, ma sui risultati concreti ottenuti.
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