VOCE
rovigo
01.04.2026 - 22:00
“Non abbiamo ancora un progetto definito, ma c’è comunque la volontà di rilanciare il teatro, proprio il fatto che potesse andare perso ci ha spinto a compiere questo investimento”. Livio Milan, di Baone, titolare di Moda System, con sede a Borgo Veneto, azienda specializzata nella progettazione e realizzazione di capi di abbigliamento per marchi di lusso, che attraverso la società immobiliare Edera, controllata dal gruppo, lo scorso 5 febbraio si è aggiudicata l’asta per l’ex Teatro Don Bosco, presentando un’offerta di oltre 300mila euro rispetto a una base di partenza di 268mila euro più Iva, con offerta minima fissata a 201mila euro.
Si tratta del terzo lotto del complesso di via Marconi, ex Casa della gioventù italiana del littorio, trasformata nel 1958 nel nuovo centro sociale, ricreativo e culturale, sotto l’ala della Diocesi di Adria e Rovigo, e che per oltre un sessantennio è stato un punto di riferimento della città, poi passato dal crack della Fondazione San Giovanni Bosco e finito “smembrato” e venduto al miglior offerente.
Per la parte “sportiva”, la soluzione era stata trovata già ad inizio 2024, quando la NoWay, società che già ne aveva la gestione, si è aggiudicata il primo lotto, comprendente il centro sportivo polivalente per tennis, padel, calcetto, beach tennis, beach volley e beach soccer: 8.231 metri quadrati, acquistabili con un’offerta minima di 441.750 euro, rispetto ad una base d'asta di 589mila e ad un valore da perizia di 2,24 milioni.
Lo scorso novembre, invece, è stata la volta del secondo lotto, che comprendeva gli spazi un tempo occupati dall’Enaip, con aule, servizi e laboratori per circa 2.816 metri quadri oltre ad una superficie di circa 2.358 per il sedime dei fabbricati e la quota dell’area di pertinenza, che partiva invece da un’offerta minima di appena 168mila euro a fronte di un valore peritale di 1,68 milioni. Il migliore offerente è stata la Fast Windows, azienda specializzata nella progettazione, fornitura, montaggio e manutenzione di serramenti su misura, che ha sede a Bosaro e un secondo showroom a Verona. Lo stesso socio fondatore Daniel Mihali aveva poi spiegato che l’orientamento sembra essere verso un recupero di tipo residenziale, valutando la possibilità di realizzare abitazioni o anche uno studentato, vista la posizione strategica. anche se, precisa, “ancora è davvero molto presto, non abbiamo preso una decisione, stiamo valutando varie possibilità progettuali, dalle abitazioni allo studentato”.
L’acquisto del terzo lotto, il “cuore” del Don Bosco, che comprende il cinema-teatro e altri 3.502 metri quadrati su tre piani che comprendono un centro servizi con aule, uffici, bar, ristorante, cappella e sagrestia, “non ha uno scopo immobiliare”, spiega Milan. Che rimarca: “Non c’è uno scopo di speculazione dietro a questa operazione, ma la volontà di investire i nostri utili in progetti che abbiano una valenza sociale. Non abbiamo ancora un progetto definito, perché non abbiamo ancora avuto le chiavi, quindi non abbiamo potuto vedere le condizioni di tutti gli spazi e capire lo stato degli impianti, quali interventi sono necessari e se è a norma, soprattutto la parte attigua al teatro, perché sarà quell’area che dovrà in qualche modo rendere sostenibile il teatro. perché sappiamo bene che, da solo, un teatro è un debito".
"Ma è proprio il teatro quello che più ci interessa. E siamo già starti contattati da qualche realtà del territorio. A noi piacerebbe collaborare con piccoli gruppi teatrali locali, ma non solo: ritengo sempre utile cercare di lavorare in contesti un po’ più ampi in modo da raccogliere le esigenze del territorio. Per questo incontreremo a breve anche l’amministrazione comunale e varie associazioni”.
Lo spazio a disposizione è enorme, una tela che può diventare qualsiasi quadro. Milan ribadisce che ancora, però, “tutto è ancora da definire e non ci siamo dati un orizzonte temporale”.
Il filo che unisce un’azienda tessile padovana con un ex centro giovanile a Rovigo sembra essere stato tirato dal caso: “Sì - ammette Milan - stiamo lavorando su Rovigo per il settore abbigliamento e casualmente ci siamo abbattuti in questo immobile all’asta. Mi ha colpito proprio l’idea del teatro. Noi abbiamo investito su Monselice, dove abbiamo recuperato un ex opificio per creare una scuola Waldorf (steineriana, ndr). Abbiamo ultimato i lavori a settembre e avessimo avuto la possibilità di averlo lì un simile spazio sarebbe stato perfetto. Proprio a Monselice infatti stiamo riqualificando un’area per costruire un anfiteatro e un centro congressi in modo da cercare di creare sinergie fra territorio e mondo della scuola”.
Insomma, tre lotti, tre diversi progetti attraverso i quali l’ex don Bosco continuerà a rimanere vivo.
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