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adria
01.04.2026 - 05:00
Dopo lo scontro sugli accessi agli atti e il caso politico esploso nell’ultima seduta, il confronto ad Adria si sposta ora sul funzionamento stesso del consiglio comunale e il clima si fa ancora più teso. Oggi pomeriggio, la conferenza dei capigruppo sarà chiamata ad esaminare la proposta di modifica del regolamento consiliare avanzata dalla maggioranza. Un pacchetto di interventi che, al di là degli aspetti tecnici, incide direttamente sui tempi e sulle modalità del dibattito politico.
Nel dettaglio, viene previsto un taglio significativo degli spazi a disposizione dei consiglieri. Gli interventi sui punti all’ordine del giorno passano da 20 a 12 minuti, mentre le repliche vengono ridotte da 10 a 5 minuti. Ridotti anche gli interventi per fatto personale, dimezzati da 10 a 5 minuti, e quelli a nome dei gruppi consiliari. Per sindaco e assessori, invece, il tempo scende da 15 a 12 minuti.
Proprio su questo punto interviene il consigliere Ibc Enrico Bonato, che parla apertamente di uno squilibrio nelle modifiche: “Una delle cose più scandalose è che a noi dimezzano i tempi per discutere i punti all’ordine del giorno, mentre agli assessori vengono tagliati solo tre minuti. C’è uno squilibrio enorme”. Ancora più drastico il ridimensionamento delle dichiarazioni di voto: si passa da 10 a tre minuti per gruppo, comprimendo uno dei momenti più politici del confronto in aula. Anche le mozioni subiscono una stretta, con interventi ridotti da cinque a tre minuti.
Sul fronte delle interrogazioni, viene introdotto un modello in stile “question time”: tre minuti per il consigliere, cinque per la risposta e due per la replica. Bonato sottolinea come il regolamento preveda già strumenti che, di fatto, non sono mai stati attivati: “Le commissioni consiliari permanenti esistono sulla carta, ma si sono rifiutati di attivarle. Se ci fossero, molte discussioni in consiglio durerebbero meno perché verrebbero affrontate prima, anche con il supporto dei tecnici”.
Da qui l’accusa più dura: “La realtà è che stanno progressivamente spogliando la minoranza degli strumenti democratici di cui dispone”. E aggiunge un ulteriore elemento: “Non abbiamo nemmeno una sala delle minoranze”. Le critiche si inseriscono nelle prese di posizione già espresse nelle ultime ore dai gruppi di opposizione. Ibc parla di una “compressione del dibattito” e di una scelta politica volta a limitare il confronto, mentre il Pd denuncia un consiglio comunale “svuotato” e sempre meno centrale.
Dal canto suo, il sindaco Massimo Barbujani respinge le accuse e invita alla cautela, sottolineando come il percorso sia ancora in fase preliminare: “Si stanno preoccupando di cose che non è detto che andranno in consiglio comunale. Stiamo solo valutando le modifiche, confrontandoci con altri comuni per capire se siamo noi fuori dalla normalità o se lo sono gli altri”. Il primo cittadino rivendica inoltre la necessità di un adeguamento: “Adria è il comune che ha i tempi più lunghi della provincia”. E chiarisce che nulla è ancora deciso: “Non c’è ancora niente di definito, si sta lavorando per fare una valutazione congiunta”.
Barbujani respinge anche l’accusa di voler limitare il confronto: “Questo non vuol dire zittire la minoranza. La sintesi è una delle cose più importanti in sede consiliare”. Quanto alle commissioni consiliari, la posizione è netta: “E’ una scelta politica. Nella mia esperienza spesso non si sono rivelate utili, tanto vale rivolgersi direttamente ai tecnici negli uffici”. Infine, torna anche sull’episodio dell’ultima seduta, ribadendo di aver lasciato l’aula non per mancanza di rispetto ma perché, a suo dire, si stava discutendo inutilmente: “Dopo che il segretario aveva chiarito che non c’era nulla da votare, si continuava sullo stesso punto”. Le modifiche al regolamento arrivano infatti in un contesto già segnato da forti tensioni, a partire dal caso sollevato dallo stesso Bonato sul mancato accesso agli atti del piano del traffico e culminato nell’abbandono dell’aula da parte del sindaco e di alcuni membri della maggioranza durante la discussione.
Per le opposizioni, i due piani (accesso agli atti e regolamento) sono strettamente collegati e delineano un quadro più ampio: difficoltà nel controllo dell’azione amministrativa e progressiva riduzione degli spazi di confronto. Dal canto suo, la maggioranza punta sulla necessità di rendere più efficienti i lavori del consiglio, evitando discussioni troppo lunghe e ripetitive, allineandosi ai regolamenti dei consigli di altri enti polesani.
Il primo banco di prova sarà proprio la conferenza dei capigruppo di oggi pomeriggio. Da lì si capirà se ci saranno margini di accordo tra maggioranza e minoranza o se lo scontro sia destinato a trasferirsi direttamente in aula consiliare.
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