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Tescaroli, la lezione e l’esempio

Al polo tecnico ha raccontato il suo impegno senza paura e ricordato Falcone e Borsellino

Tescaroli, la lezione e l’esempio

Polo tecnico a lezione di legalità dal magistrato antimafia Luca Tescaroli. La toga adriese, sabato scorso, è stato ospite del polo tecnico, condividendo con gli insegnanti e gli studenti delle classi quinte le sue esperienze di magistrato impegnato da sempre nella lotta contro la criminalità organizzata.

Un gradito ritorno, in quanto Luca Tescaroli, oggi procuratore capo di Prato, è stato un ex studente dell’istituto, quando si chiamava Maddalena: nel suo percorso di magistrato, iniziato nel 1991, a 26 anni, alla procura di Caltanissetta, si è occupato delle stragi di Capaci e di via D’Amelio, avvenute nel 1992, dove morirono assieme agli uomini di scorta, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, portando avanti il loro lavoro e i loro ideali. Ha seguito poi le stragi terroristiche eversive organizzate da Cosa nostra. Attualmente si occupa del contrasto alla criminalità organizzata cinese ed altre organizzazioni.

L’incontro è stato curato dalla docente Alice Zampieri, in collaborazione con le colleghe Crivellari e Salani e i rappresentanti degli studenti. In apertura sono intervenute la dirigente, Sara Manzin, l’assessore Giorgio Crepaldi, i rappresentanti degli studenti che hanno ricordato come l’incontro è stato organizzato in occasione della Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.

Tescaroli ha dunque preso spunto dall’ultimo suo libro, dal titolo “Il biennio di sangue 1993-94: le menti e gli esecutori materiali degli attentati di Cosa nostra nel continente”, per spiegare agli studenti cosa sono le mafie, cosa è accaduto in quegli anni, e, soprattutto come lo Stato ha saputo reagire e ha ottenuto risultati straordinari in quanto, rispetto ad alcune stragi precedenti al 1992, in questo caso si è riusciti a individuare e condannare molti responsabili - 33 soggetti, tra cui Riina, Provenzano, Brusca - e capire le ragioni di quell’agire, chiaramente diretto, attraverso l’uccisione di persone innocenti e la distruzione di importanti simboli del patrimonio artistico, a ricattare e condizionare lo Stato democratico, la politica e le scelte legislative.

Le domande poste dagli studenti hanno dato poi modo a Tescaroli di approfondire alcuni temi, tra cui: le principali attività che permettono a questi gruppi di arricchirsi e come investono e riciclano i loro proventi anche attraverso la collaborazione di professionisti e circuiti bancari e finanziari in Italia e all’estero; la grande disponibilità economica che permette loro, anche attraverso la corruzione, di ottenere appalti e omertà. Su questo ha osservato che successive modifiche normative che hanno tolto alcuni profili di punibilità, sono un favore ai mafiosi. Così anche la restrizione sulle intercettazioni o le modifiche in materia dei collaboratori di giustizia o di regime carcerario per i mafiosi o di confisca dei loro beni. Di fatto oggi il magistrato ha armi meno efficaci per contrastare la criminalità organizzata.

Alla domanda sul perché ha scelto una strada così rischiosa, Tescaroli non ha nascosto che il problema esiste, soprattutto quando le minacce riguardano i propri familiari; in lui è prevalsa la volontà di dare il proprio contributo al ripristino della legalità, dopo le morti di Falcone e Borsellino. Ha anche ammesso che ci possono essere soggetti delle istituzioni che attaccano i magistrati su questioni particolari cercando di delegittimarli o non si dà il giusto rilievo ai tanti risultati che magistrati e forze dell’ordine hanno raggiunto nella lotta alla criminalità.

Una grande lezione di legalità, da parte di un magistrato che crede nel suo ruolo di servitore dello Stato, che con competenza, estrema chiarezza e il sorriso pronto racconta ai giovani quello che ha vissuto, convinto che lo Stato, con il contributo dei cittadini, superando paura e indifferenza, può porre fine ai fenomeni mafiosi.

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