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"Occupare meno spazi, dare ascolto"

Il Vescovo, “Costruire comunità non al centro della società ma che offrano ospitalità”

"Occupare meno spazi, dare ascolto"

Le nostre parrocchie fanno molta fatica a incrociare la vita quotidiana della nostra gente: occorre una forma diversa, meno 'centro di servizi' e più luogo di accoglienza e dialogo” ma anche la crisi dei consigli parrocchiali e dei relativi affari economici, di un “clericalismo” diffuso tanto nei preti quanto nei laici. Non un bilancio ma un indirizzamento col vincastro del pastore, quello che, mercoledì sera, in cattedrale ad Adria, proprio il pastore della diocesi, il vescovo Pierantonio Pavanello, ha voluto tracciare nel dare il via alla messa crismale, inizio dei riti della Settimana Santa. Parterre di autorità nelle prime file (tra queste, il prefetto Franca Tancredi, il neo insediato questore, Antonino De Santis, diversi sindaci, fra i quali Massimo Barbujani, di Adria, Valeria Cittadin di Rovigo, oltre alle rappresentanze delle forze dell'Ordine) insieme al folto presbiterio dei sacerdoti della diocesi, per l'occasione presenti alla consacrazione degli oli santi (del Crisma, infermi e catecumeni) e al rinnovo delle promesse sacerdotali.

Questa celebrazione è occasione per ricordare i dieci anni del mio ministero episcopale: una tappa che non è solo mia personale, ma tocca tutta la Chiesa diocesana” ha esordito Pavanello nell'omelia, dopo il saluto del vicario generale don Mario Furini, e la consegna del dono per la ricorrenza. Subito i punti chiave: comunità, organizzazione e laici, una traccia, insomma, per un'epifania locale comunitaria, aggregativa, umana, più che meramente gestionale. “Non dobbiamo lasciarci prendere dalla nostalgia di un passato che non può tornare, dobbiamo insieme cercare di rispondere alle sfide del presente, accettando anche la condizione di povertà di una Chiesa locale che è un 'piccolo resto', ma che comunque è chiamata ad annunciare il Vangelo”. E' proprio nel cuore del Polesine, infatti, che Pavanello già da diversi mesi ha iniziato la visita pastorale, osservando da vicino le realtà parrocchiali. Presenze, ha sottolineato: “Che faticano a incrociare la vita quotidiana della gente. Il compito che ci attende non è tanto quello di tenere in piedi una rete di servizi che arrivi dappertutto, ma è quello di costruire comunità che non si preoccupino tanto di occupare spazi e di essere al centro della vita sociale di un paese e di un quartiere, ma che sappiano offrire ospitalità e ascolto a quanti sono in ricerca”. Comunità dove le criticità, riferisce il vescovo, non mancano: “Ho constatato che in pochissime parrocchie/unità pastorali esistono ancora gli organismi di partecipazione (consiglio pastorale parrocchiale o di unità pastorale, consiglio parrocchiale degli affari economici), che sono giuridicamente obbligatori, qualche volta esistono solo sulla carta, più spesso non sono più stati rinnovati”. E anche sul fronte laico, “esistono dei collaboratori, ma ognuno svolge un suo compito. Manca un luogo in cui ci si confronti su decisioni condivise. Non c’è una comunità vera dove ancora tutto dipende dal parroco, dove i laici tutt’al più sono dei collaboratori per compiti ben delimitati”. A serpeggiare, infatti, denota sempre Pavanello, è il cosiddetto clericalismo: “Malattia che coinvolge tutti, preti e laici. Laici che tentano di imporre il loro protagonismo e la loro autoreferenzialità e non accettano di dialogare e confrontarsi non solo con il prete ma anche con gli altri laici”. Non si tratta quindi di una questione organizzativa ma piuttosto una rotta su cui navigare insieme per aggiustare la traiettoria, con responsabilità comuni che convivono in tutte le pluralità operative e vocazionali del territorio diocesano. Vocazione che hanno trovato spazio di festeggiamenti, come per il 50esimo di sacerdozio di don Massimo Barison e don Gabriele Fantinati, e il 60esimo di don Licio Boldrin e don Bruno Cappato. Un frutto raccolto dunque ma in divenire, come, ha citato in via di conclusione Pavanello: “E' il progetto 'Casa della Diocesi' (ex Angelo Custode di via Sicchirollo) a cui stiamo lavorando da anni con l'obiettivo di maturare e far crescere l’esperienza di una Chiesa che è come una casa accogliente e ospitale”.

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