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emergenza granchio blu

Ora si guadagna con i gusci

Workshop con il Consorzio pescatori. “Riusciremo a trasformare gli scarti in una leva economica”

Granchio blu: "A rischio 1.500 imprese"

Trasformare gli scarti da problema gestionale a leva strategica per lo sviluppo del territorio. Dalla gestione degli scarti ittici potrebbe nascere una nuova filiera industriale utile a ridurre i costi per le imprese e aprire nuove prospettive per il comparto pesca.

E’ questo il messaggio emerso dal workshop dedicato alla valorizzazione dei sottoprodotti della lavorazione ittica, ospitato a Scardovari e promosso dal Consorzio cooperative pescatori del Polesine insieme a Eurofishmarket, NexPeris e Hg Consulting. Al centro del confronto, la possibilità concreta di trasformare materiali oggi considerati un onere, come carapaci di granchio blu e gusci di molluschi, in risorse ad alto valore aggiunto, inserendoli in filiere non alimentari ad alto contenuto tecnologico.

A guidare i lavori è stata Valentina Tepedino, direttrice di Eurofishmarket, che ha chiarito il cambio di prospettiva richiesto al settore: “Non si tratta più solo di ridurre i costi di smaltimento, ma di costruire modelli che permettano di generare ricavi da ciò che finora veniva considerato uno scarto”. Nel corso dell’incontro è emersa con forza anche la dimensione territoriale del tema. L’assessore Tania Bertaggia ha sottolineato il valore strategico della pesca per l’economia locale: “Parliamo di un comparto che rappresenta le nostre radici, ma che oggi ha bisogno di aprirsi a nuove opportunità di sviluppo”.

Una visione condivisa dal presidente del Consorzio Paolo Mancin, che ha ribadito l’interesse degli operatori: “Per noi lo scarto è prima di tutto un costo. L’obiettivo è capire come trasformarlo in una leva economica”.

Sul piano tecnico, i consulenti Matteo Berlusconi e Federica Gentile hanno illustrato un modello di valorizzazione industriale basato sull’estrazione di composti ad alto valore. In particolare, dal carapace del granchio blu è possibile ricavare chitina e successivamente chitosano, un materiale già impiegato in diversi settori (dalla farmaceutica all’agricoltura, fino al trattamento delle acque) grazie alle sue proprietà antibatteriche e alla biocompatibilità.

Le prove condotte, con il supporto tecnico di NexPeris e il coinvolgimento di Eurofishmarket, hanno dimostrato la sostenibilità del processo anche utilizzando materia prima locale. Sono stati presentati i risultati delle prime sperimentazioni, seguite anche dal professor Michele Marinelli: “I dati indicano che il processo è tecnicamente replicabile e migliorabile su scala industriale”, è stato evidenziato nel corso della presentazione. In prospettiva, il valore commerciale del chitosano potrebbe rendere conveniente anche il recupero del granchio blu. “Se il prodotto finale raggiunge determinate quotazioni di mercato, si crea un ritorno economico lungo tutta la filiera”, è stato spiegato dai relatori, sottolineando come i costi possano ridursi con l’aumento delle quantità lavorate.

Parallelamente, è stata analizzata un’altra possibile linea di sviluppo legata al recupero dei gusci di molluschi, da cui si può ottenere idrossiapatite, un biomateriale già utilizzato nei settori biomedicale, dentale e cosmetico: “Si tratta di una prospettiva ancora da sviluppare operativamente, ma con potenzialità molto interessanti”, è stato osservato. Nel complesso, il quadro delineato suggerisce la nascita di una filiera circolare in grado di generare valore economico e, allo stesso tempo, migliorare l’efficienza nella gestione delle risorse. Le proiezioni presentate indicano potenziali ritorni economici rilevanti nel medio periodo, soprattutto per quanto riguarda la produzione di chitosano.

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