VOCE
L’INTERVISTA
03.04.2026 - 23:41
Edgardo Contato, l'ex dg di Ulss 3 Serenissima
ROVIGO - Edgardo Contato ex direttore generale di Ulss 3 Serenissima, ed ex direttore sanitario dell’Ulss 5, polesano doc, nella sua lunga carriera alla guida della sanità veneta, ha attraversato Covid, calo demografico e morìa di professioni sanitarie. Senza parlare delle continue aggressioni ai sanitari, specie nei Pronto soccorso.
Nella sua visione sul futuro della sanità veneta si parte da due paradigmi: “Non esiste ostacolo che non possa essere superato e questo me lo ha insegnato il Polesine” e “la sanità veneta rimane un’eccellenza”.
Dottor Contato, quando ha concluso il suo mandato, ha scritto un diario, cosa ha voluto raccontare?
“Ho cercato di mettere insieme tutte quelle cose che hanno contraddistinto un periodo ed evidenziato tante eccellenze. Eccellenze che sono di strutture, ma soprattutto di persone, perché lavorare in sanità significa valorizzare il patrimonio dell'individuo, delle competenze, della scienza che è mediata dalla capacità che ha una persona di essere empatica. Con il diario si è voluto dare un segnale e soprattutto di gratitudine a tutte quelle persone, a tutte quelle istituzioni fatte anche loro di persone che hanno concorso a transitare attraverso un quinquennio che ha visto nel Covid un’origine e con i risultati del Pnrr una fine. E’ un ciclo, è la descrizione di un ciclo”.
L'ospedale dell’Angelo che lei ha diretto in questa sua ultima fase di carriera è tra i migliori d’Italia. Cosa ha concorso a renderlo così prestigioso?
“Ha concorso il fatto che quelle persone, come le dicevo prima, si sono resi artefici di questo splendido risultato, perché quando una persona entra in un ospedale può vedere la bellezza e l'Angelo è una bella struttura da un punto di vista architettonico ed è accogliente. Però poi quando entra in sala operatoria non sa che razza di strumentazioni vengono utilizzate, però percepisce la capacità di accoglienza, d'empatia, di essere accudito e coccolato dal personale. E quando uno entra in un ospedale e riesce ad avere attenzione e sentirsi importante per quell'organizzazione, quella cosa lì fa la differenza e probabilmente a rendere l'ospedale dell'Angelo migliore ospedale d'Italia è stata l'empatia che gli operatori, soprattutto operatori giovani, perché lì il gruppo primariale è stato rinnovato abbondantemente”.
L’empatia è quasi un obbligo per i sanitari. Eppure nei Pronto soccorso vediamo sempre più violenza.
“Il Pronto soccorso è la porta d'ingresso degli ospedali e tutte le drammatiche storie che stanno dietro un accesso ad un servizio sanitario passano da lì. Quindi anche la violenza a volte deve essere messa in preventivo, perché il disagio trova mille modi per esprimersi e quindi va fatto un plauso, cosa che ho sempre riconosciuto al personale dei pronto soccorso dell'azienda in cui ho diretto, ma questa è una cosa che va riconosciuta a tutti i pronto soccorso d’Italia e del mondo per la grandissima capacità che hanno di gestire le situazioni di crisi”.
Pnrr: qualcosa sta cambiando negli ospedali veneti?
“La sanità in questi anni è cambiata moltissimo, la popolazione è cambiata moltissimo, le esigenze della popolazione sono cambiate. La medicina è una medicina più per la cronicità che per l'acutezza. E sull'acuzie comunque siamo preparati molto bene perché le tecnologie, proprio anche grazie al Pnrr, sono state rinnovate tutte. Però noi dobbiamo confrontarci con una popolazione sempre più anziana, con sempre maggiori difficoltà nel muoversi e quindi la sanità deve cercare di arrivare a casa dei pazienti, anziché avere le persone che si avvicinano alla sanità attraverso, per esempio, il pronto soccorso. Quindi la scelta di identificare le case della comunità come primo luogo di approccio alla sanità è stata una scelta strategica che io condivido appieno. Lì dentro ci stanno tutti quei servizi di primo livello, ma soprattutto lì dentro ci devono stare i medici di medicina generale. Senza di loro non si fa la medicina del territorio”.
Come si può gestire al meglio una popolazione che invecchia?
“Appunto cercando di avvicinare l'assistenza domiciliare, le cure palliative a casa, il medico che va a trovare l'anziano, ma anche l'attivazione di tutti quei sistemi di supporto territoriale. E qui gioca una grande scommessa anche il volontariato, il terzo settore, tutte quelle componenti di una società che, sempre ritornando all'origine, durante il Covid ha manifestato una grande potenzialità. Noi senza la protezione civile, i volontari, la Croce Rossa, la Croce Verde, i gruppi di volontari che si sono messi a servizio della comunità, in quel momento non saremmo riusciti a fare quello che abbiamo fatto, cioè uscire dal tunnel”.
Si parla di fuga dal pubblico ed è un dato di fatto. Molti medici passano al privato perché è più remunerativo. Come si contrasta questa tendenza?
“Noi come servizio pubblico dobbiamo cercare di valorizzare quelle competenze e quelle professionalità che abbiamo e cercare di tenercele strette. Questo è il primo lavoro che noi dobbiamo fare, però ci dobbiamo anche confrontare con quelli che sono dati oggettivi. Più che una carenza di medici, oggi vedo una carenza di personale infermieristico, tecnico e di supporto. Quindi cercare di aiutare le persone ad entrare anche qui in Polesine; le scuole di infermieri ci sono e si fa il possibile per catturare queste vocazioni, diciamo così. Ne abbiamo anche a Rovigo e anche a Adria. Bisogna però che riusciamo anche a portare da altri territori o anche dall'estero incanalare queste persone che arrivano e dargli delle prospettive di lavoro.
Visto che la sanità è così legata allo sviluppo ed è un fattore importantissimo di sviluppo, secondo lei quali sono le chiavi per lo sviluppo in Polesine e dove stiamo andando?
“Il Polesine è una terra splendida, una terra che amo che ha delle potenzialità enormi. Si tratta di portare ad uno sviluppo pieno queste grandi opportunità e a mio avviso raccontarle anche di più, perché l'arte del commercio è la pubblicità: riuscire a vendere bene il proprio prodotto, che sia in sanità o che sia nell'impresa, è fondamentale fare una narrazione adeguata”.
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