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il giorno di pasqua

Il messaggio del vescovo: “Vicini a chi soffre e cerca la pace”

Pavanello: “Augurio ai malati, ai poveri, alle persone sole, ai minorenni dell’istituto penale”.

Il messaggio del vescovo: “Vicini a chi soffre e cerca la pace”

Il vescovo Pierantonio Pavanello con papa Francesco Bergoglio

Il vescovo per la pace, vicino a chi soffre, ai giovani che si sentono emarginati, ai giovani detenuti del carcere minorile di Rovigo, agli immigrati e all persone fragili. È il messaggio di Pierantonio Pavanello, vescovo di Adria-Rovigo in occasione della pasqua.

Nel suo intervento spiega che “celebriamo la Pasqua in questo nostro tempo: non la celebriamo nonostante la violenza e la guerra, la celebriamo proprio perché dentro questa situazione di morte abbiamo bisogno di credere ancora nella vita e di impegnarci perché l'amore, la giustizia e la pace siano più forti dell’odio e della prepotenza”.

L’augurio di buona Pasqua che diventi allora “un messaggio di speranza, una luce che ci illumina, un fuoco che ci riscalda. Personalmente vorrei far arrivare questo augurio prima di tutto a coloro che soffrono: ai malati, ai poveri, alle persone sole, ma anche ai ragazzi e ai giovani che spesso si sentono trascurati e messi ai margini della società. auguro buona pasqua anche agli immigrati che vivono tra noi e a chi sconta la pena in carcere, gli adulti della casa circondariale, ma anche i minorennI dell’istituto penale minorile aperto da poco a Rovigo”.

E ancora: “L’annuncio della risurrezione del Signore aiuti tutti a percorrere la via di una vita nuova, più forte del peccato e della morte”.

Monsignor Pavanello specifica che “la Pasqua fin dalle origini è la festa della vita: prima ancora di essere per il popolo il memoriale della liberazione dalla schiavitù d’Egitto era la festa che segnava il passaggio ad una nuova vitalità della natura dopo i rigori dell’inverno. Per i cristiani poi è la festa che celebra la vita nuova che Cristo ci ha conquistato con la sua morte e risurrezione. Nel clima di violenza e di morte che il mondo intero sta vivendo può apparire ‘stonato’ festeggiare la vita e la vittoria del bene sul male: non rischiamo forse di illuderci e di evadere dalla realtà? Proprio in questo tempo di guerra e di ‘disordine mondiale’ abbiamo invece più che mai bisogno di celebrare la Pasqua”. Nello smarrimento e nella preoccupazione per ciò che sta accadendo “cerchiamo tutti una luce che possa illuminare il futuro. Credenti e non credenti non possiamo rassegnarci all’idea che non ci sia risposta al desiderio di vita che proviamo e che costituisce la molla potente che ci fa andare avanti. La Pasqua è la risposta di Dio al grido che sale dall’umanità intera: è il grido muto di Gesù sulla croce in cui riconosciamo il lamento delle vittime innocenti delle tante guerre che insanguinano il mondo, è il grido di chi non si rassegna e continua a lottare per la fraternità e la pace, è il grido di chi dona se stesso perché gli altri possano vivere”. Monsignor Pavanello ricorda che “sono sconvolgenti nella loro drammaticità le ultime parole di Gesù sulla croce: ‘Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato’. Parole che da un lato dicono la disperazione di chi si sente in balia della violenza e della morte, ma dall’altro rivelano un uomo che continua a tenere aperto un rapporto con il Padre. L’invocazione del nome di Dio, ripetuta due volte, ci dice che Gesù non è semplicemente un uomo disperato: è sì un uomo provato all’estremo, ma è anche un uomo che si affida a Colui da cui sa di poter essere salvato”.

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