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Social vietati ai minori, il Veneto apre il fronte

Adolescenti critici verso la proposta di Stefani

Social vietati ai minori, il Veneto apre il fronte

Il Veneto prova a tracciare una linea netta sull’uso dei social da parte dei più giovani. Il presidente Alberto Stefani ha depositato in Consiglio regionale una proposta di legge che punta a vietare l’accesso alle piattaforme digitali agli under 14, con l’obiettivo dichiarato di proteggere la salute psicologica degli adolescenti e ridurre i rischi legati a un utilizzo precoce e incontrollato.

La spinta arriva anche da fatti di cronaca che hanno scosso l’opinione pubblica, come l’aggressione a una docente a Bergamo ripresa e diffusa sui social da uno studente. Episodi che, secondo molti osservatori, segnano il confine sempre più labile tra realtà e dimensione virtuale, alimentando un rapporto distorto con la tecnologia.

Il progetto normativo prevede limiti rigidi: accesso vietato sotto i 14 anni, consenso dei genitori tra i 14 e i 16 e obblighi per le piattaforme di verificare l’età degli utenti attraverso strumenti certificati. Sono inoltre previste sanzioni per le aziende che non rispettano le regole. Parallelamente, la Regione intende promuovere iniziative educative rivolte soprattutto alle famiglie, per favorire un uso più consapevole degli strumenti digitali.

Sul piano internazionale, la direzione non è isolata. Paesi come Australia e Indonesia hanno già introdotto restrizioni simili, mentre in Europa il tema è al centro del dibattito politico in diversi Stati. Medici e psicologi sostengono la necessità di intervenire, indicando nei social uno dei fattori che incidono su ansia, dipendenza e difficoltà relazionali tra i più giovani.

Ma il fronte non è compatto. Proprio dagli adolescenti arriva una posizione critica. Studenti e rappresentanti d’istituto chiedono meno divieti e più educazione digitale, sottolineando come la tecnologia sia ormai parte integrante della vita quotidiana. L’idea di una “patente digitale”, basata su formazione e responsabilizzazione, viene indicata come alternativa più efficace rispetto al blocco totale.

Intanto, negli Stati Uniti, una sentenza accende ulteriormente il dibattito globale. Una giuria ha riconosciuto responsabilità a Meta e YouTube per aver contribuito alla dipendenza da social di una giovane utente, evidenziando il ruolo degli algoritmi e delle dinamiche di progettazione delle piattaforme nel favorire comportamenti compulsivi.

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