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veneto
08.04.2026 - 06:21
Ieri si è spento Pietro Calogero, ex magistrato e procuratore della Repubblica di Padova. Celebre per essere stato, negli Anni di piombo un magistrato in prima linea contro il terrorismo, sia quello di estrema destra, sia quello di matrice estrema sinistra.
In particolare il suo nome è legato all’inchiesta Sette aprile che fece finire sotto processo, e con numerose condanne, i vertici dell’Autonomia Operaia, organizzazione che aveva il suo centro nel Veneto (soprattutto a Padova) e a Roma. Un’inchiesta che toccò anche Rovigo con l’arresto del leader polesano dei centri sociali e ed esponente di una rivista legata ad AO Marzio Sturaro, e il coinvolgimento, in filoni secondari di altri giovani polesani.
Calogero ieri è morto nella sua casa padovana ad 86 anni. Procuratore capo a Padova per oltre quindici anni, Calogero ha concluso la sua carriera da magistrato in qualità di procuratore generale della Repubblica presso la Corte d'appello di Venezia. Il suo nome resta legato all’inchiesta 7 Aprile, del 1979, giorno in cui scattò il blitz che portò all'arresto di Emilio Vesce, Oreste Scalzone, Toni Negri e di gran parte dell'organigramma del movimento Autonomia Operaia. Seguirono centinaia di arresti e un’inchiesta poderosa che incontrò alcune smentite, come quella di un stretto legame operativo fra i vertici di AO e le Brigate Rosse, ma anche molte conferme, con anni di carcere comminati fino alla fase definitiva del procedimento giudiziario.
Qualcuno definì l’inchiesta un “teorema”, ma furono accertati numerosi episodi di violenze, banda armata, guerriglia urbana, soprattutto in Veneto. Erano gli anni delle Notti dei fuochi (la fine dei ‘70), di una violenza diffusa destinata a creare caos e scompiglio, a mettere a ferro e fuoco le strade nel tentativo di mettere in crisi lo Stato democratico.
Notti di Fuochi che si verificarono anche a Rovigo, con esplosioni e spari di pistola verso sedi di partito, rappresentanti delle istituzioni, sindacati. Fra questi episodi gli ordigni piazzati davanti alla casa del presidente dell’Associazione industriali, bombe davanti alla sede di questura e Libertas-Dc (anche se in questo caso si sospetta l’azione ‘infiltrata’ dell’eversione di estrema destra), spari e molotov contro agenti di polizia, case di politici.
Fra le persone coinvolte nel 7 Aprile anche il polesano e professore, Marzio Sturaro, arrestato dalla polizia di Rovigo a casa dopo aver accompagnato i figli al ritorno da scuola.
Da segnalare che proprio Autonomia Operaia può essere considerata sorta in Polesine, nella primavera del 1973 quando a Rosolina un congresso di Potere Operaio sancì la fine di questo movimento e, di fatto, l’imminente nascita dei vari comitati di Autonomia Operaia.
Ma Calogero fu anche fra i primi magistrati ad indagare sulla pista nera, con Ordine Nuovo al vertice, per la strage di piazza Fontana, nel 1969 a Milano e a provare a squarciare le opacità e le ambiguità di quella che è stata definita la stagione delle stragi in Italia e della Strategia della tensione. Inchieste che lui stesso ricordò durante la presentazione del libro “L’Italia delle stragi” a Rovigo, nella sede della Provincia, nel novembre del 2019. Tante porzioni di verità, da conservare per una memoria condivisa.
Fra i tanti ricordi di Calogero, ieri, c’è stato anche quello di Alberto Stefani, Presidente del Veneto: “Nei giorni scuri degli anni di piombo, le cronache ci raccontano che Pietro Calogero è stato un simbolo di legalità. Ha rappresentato il modello dell’uomo delle Istituzioni che ha portato avanti il suo impegno inquirente con scrupolo e motivazione e, soprattutto, incurante delle minacce che contro il suo nome venivano lasciate sui muri delle nostre città. Esprimo il cordoglio di tutta l’amministrazione regionale e mio personale”.
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